Cacciamine italiani: flotta, funzionamento e preparativi per interventi a Hormuz

17.04.2026 20:35
Cacciamine italiani: flotta, funzionamento e preparativi per interventi a Hormuz

Roma, 17 aprile 2026 – I cacciamine della Marina militare italiana, lunghe cinquanta metri e larghe dieci, pronte per un possibile intervento di bonifica nello Stretto di Hormuz, con condizioni di sicurezza seguenti alla cessazione delle ostilità nella regione, pesano circa cinquecento tonnellate e sono realizzati in materiali che limitano la loro traccia magnetica, riporta Attuale.

La flotta italiana

Due cacciamine, già approntate dalla Difesa, rimangono attualmente in porto in Italia, come confermano fonti informate. La Marina Militare italiana dispone di una flotta di cacciamine, principalmente suddivisi nelle classi Lerici (I serie) e Gaeta (II serie), progettati per identificare e neutralizzare ordigni navali. Gli equipaggi sono composti da circa 40-50 persone e svolgono un ruolo cruciale nella sicurezza del traffico marittimo.

Come funzionano le navi cacciamine

I cacciamine operano attraverso onde sonore in acqua, analizzando l’eco per localizzare ordigni. L’Italia è considerata un’eccellenza in questo settore, contando su otto navi di questo tipo, dal ‘Gaeta’ al ‘Vieste’.

Il dispositivo principale per la localizzazione degli ordigni è il sonar, che consente di creare un’immagine del fondale marino simile a un radar; le onde sonore, la cui eco fornisce informazioni essenziali. Dopo aver identificato i bersagli, si procede con un drone subacqueo, utilizzato per esplorazioni più dettagliate. I palombari della Marina militare intervengono in questa fase per disinnescare gli ordigni, fungendo da equivalenti agli artificieri di terra. Altre volte, i droni subacquei utilizzano i propri sonar per inviare informazioni ai cacciamine madri.

Quanto tempo impiegano

In media, una giornata di lavoro può permettere di mappare un’area di fino a dieci miglia quadrate di campo minato, variabile in base alla località operativa. I cacciamine operano spesso in sinergia con una fregata e una nave logistica di supporto, come la ‘Etna’, la ‘Vulcano’ o la ‘Atlante’. A bordo, è presente una camera iperbarica per trattare eventuali embolie del personale subacqueo e per facilitare attività di pronto soccorso.

Il precedente

Le cacciamine italiane hanno già operato a Hormuz nel 1987 durante la prima crisi del Golfo, rintracciando nel corso degli anni migliaia di detonatori, continuando a effettuare operazioni di bonifica lungo tutte le coste italiane per rimuovere ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale.

La differenza con i ‘dragamine’

Diversamente dai vecchi “dragamine”, attualmente dismessi, i cacciamine utilizzano metodi di bonifica più avanzati e chirurgici, localizzando e neutralizzando singolarmente ogni mina grazie a droni subacquei. Mentre i dragamine “puliscono” l’area attraverso esplosioni, i cacciamine “cacciano” e disattivano ordigni uno per uno. Inoltre, la Difesa italiana sta sviluppando nuove unità cacciamine sempre più sofisticate, capaci di individuare ogni tipo di ordigno nei fondali marini.

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