Trieste, il secondo funerale di Liliana Resinovich e le incertezze che persistono
Trieste, 17 aprile 2026 – Non ci sarà al secondo funerale di Liliana Resinovich, poiché le spoglie sono tornate al cimitero Sant’Anna di Trieste da Milano e martedì alle 12:30 la famiglia, secondo quanto risulta fino a questo momento, le darà per l’ultimo saluto, riporta Attuale.
Questo secondo funerale non chiude il mistero di Lilly, scomparsa da casa a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata cadavere il 5 gennaio 2022, seppellita il 26 di quello stesso mese e poi riesumata a febbraio 2024 per le nuove indagini, oggi per omicidio, con unico indagato il marito Sebastiano Visintin.
Covalero, che cosa si aspetta dall’inchiesta?
“A mio parere ci sono cose che andrebbero analizzate e capite, troppe stranezze”.
Ad esempio?
“Per dire: non si è più parlato dell’abrasione che è stata riscontrata sul petto di Lilly, tipica di chi viene strattonato, così i vestiti sfregano la pelle”.
Resta sempre dell’idea della lite finita male, come ha sostenuto dall’inizio?
“Sì, non volevano ucciderla. C’è stata una discussione, è stata picchiata ed è morta. Anche perché Liliana era esilissima”.
Se ne è parlato tanto, è diventato quasi subito un caso mediatico nazionale.
“E questa forse è la mancanza di rispetto più grande per una come lei. La cosa più lontana da Liliana era che la si mettesse al centro dell’attenzione. Non perché avesse paura di questo ma perché non le importava nulla. Era una persona discreta”.
L’inchiesta per omicidio vede indagato il marito Sebastiano Visintin.
“Si parla tanto delle perizie sui coltelli. Ma cosa puoi trovare su lame affilate e riaffilate cento volte? Mi sembra che le uniche prove al momento siano quelle che lui era altrove, la mattina del 14 dicembre 2021”.
Quella, scrive Cristina Cattaneo, è con “altissima probabilità” la data della morte.
“E su questo la consulenza Cattaneo ci prende. Non è credibile, invece, l’ipotesi che il cadavere sia rimasto per tre settimane nel parco dell’ex manicomio”.
Lei era andato a cercarla proprio lì.
“Prima di Natale avevo comunicato su Facebook che sarei andato a cercare Liliana nella chiesetta abbandonata. E così ho fatto. Alla fine, il 5 gennaio, il corpo è stato trovato a 50-100 metri da dove l’avevo cercato. Questo non è assolutamente casuale”.
Alla fine oggi, dopo anni di indagini, anche mediatiche, che cosa resta?
“La rabbia. Perché tutti nella vita abbiamo avuto i nostri lutti, più si va avanti nell’età e più lo sperimentiamo. Si accetta la morte per malattia o altro… Ma non in mezzo a questa incertezza, a questa nebbia, a questo mare di sospetti. Questo fa male. All’inizio si è anche voluto far credere che Liliana si era suicidata. Sarebbe il primo caso di una persona che prima di uccidersi si dà una bastonata da sola”.