Archiviazione dell’inchiesta sulla ‘famiglia nel bosco’: nessun illecito disciplinare
Roma – “All’esito dell’inchiesta sulla ‘famiglia nel bosco’ disposta dal Ministro della Giustizia, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati”. L’ispezione ha dato esito negativo: nessuna irregolarità. Da via Arenula arriva la nota ufficiale che archivia il capitolo disciplinare e politico di una storia dolorosa che si trascina dal 20 novembre scorso. “Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione”: così il ministro Carlo Nordio ha disposto l’archiviazione del procedimento sul caso Palmoli, riporta Attuale.
Nel marzo scorso, all’avvio dell’ispezione, i magistrati dell’Aquila avevano risposto con una nota durissima all’azione di via Arenula e alla bufera politica che si era scatenata (a pochi giorni dal referendum): “In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili ed in particolare, presso il Tribunale per i minorenni di L’Aquila e la Procura minorile di L’Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale”. Alla chiusura dell’indagine ministeriale, gli ispettori avevano infine chiesto a Nordio l’archiviazione del fascicolo. E così è stato.
Il Tribunale per i minori dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale di Catherine Birmingham e del marito Nathan Trevallion, disponendo l’allontanamento dei 3 figli, il 20 novembre scorso, nella casa protetta di Vasto. La famiglia viveva in una zona boschiva a Palmoli, in provincia di Chieti. “Un giorno parlerò della vicenda, sicuramente lo farò. Ma ora non sono in grado di farlo. I miei figli vogliono tornare a casa“, aveva detto la donna nei giorni scorsi a Domenica In glissando sul caso giudiziario. “Io sono cresciuta in una bellissima e numerosissima famiglia. Ho sempre voluto che anche i miei figli vivessero in una famiglia amorevole. Mia madre ha avuto 6 figlie, ho capito che era una super donna. La mia famiglia è sempre stata molto unita”, aveva poi aggiunto.
“Progettavamo un futuro per i nostri bambini nella natura, in salute e in pace. Abbiamo scelto una proprietà che era vicina ad una strada e ad alcuni villaggi, non era isolata. Volevamo avere legami e connessioni con la comunità. Se non avessimo avuto figli, probabilmente saremmo andati in Alaska. Abbiamo trascorso una vita meravigliosa fino a quando non è successo quello che tutti sapete”, aveva spiegato ancora. “Il mio futuro è con mio marito e con i miei figli. L’Italia ha mostrato un grande affetto per noi, tanti sono stati empatici e comprensivi. L’Italia ci ha costantemente sostenuto da quando ci siamo trasferiti qui. Abbiamo apprezzato questo luogo e vorremmo stare in un posto che continui a sostenerci. Voglio rimanere in Italia? Al momento sì, sicuramente”. Dopo mesi di contatti limitati a videochiamate e colloqui a distanza, Catherine può riabbracciare i suoi tre figli: l’incontro è stato organizzato a Gissi, in provincia di Chieti.