Bologna: il ritorno delle tensioni dal ’77 e la fragilità sociale attuale

22.07.2026 02:35
Bologna: il ritorno delle tensioni dal '77 e la fragilità sociale attuale

Bologna, 22 luglio 2026 – I cristalli crepati delle vetrine del centro di Bologna evocano il ’77, ma sono trascorsi quasi cinquant’anni. Eppure, le scritte che si leggono sono le stesse: “Sbirro suicidato, mezzo perdonato” e “Omicidio di Stato”, accompagnate da nomi e cognomi. Ieri Francesco Lorusso, oggi Abderrahim Fakir. “Morte alle guardie”: questo è lo slogan più diffuso, un grido che riecheggia nella protesta. Quanto è ignoto l’alfabeto dei nipotini degli autonomi, eredi degli indiani metropolitani, ora diventati maranza, estremisti dei sindacati di base e ‘soliti’ collettivi antagonisti? Quanto di quei sabati rossi, i sabati di sangue che nel Dopoguerra portarono i blindati in servizio di ordine pubblico, risuona nel lunedì di devastazione che ha nuovamente esposto la fragilità del Paese e di Bologna, dove il conflitto offusca l’interesse generale, riporta Attuale.

Le auto in fiamme sono un immutato simbolo di protesta. Le strade, i lacrimogeni, gli idranti e le bombe carta sono gli stessi, ieri e oggi. I sampietrini e le brecce dei basoli, utilizzati come armi contro le forze dell’ordine, rimangono invariati nel tempo. Non c’è più l’eskimo, ma questo è stato sostituito da canotte nere e dalla maglia di Achraf Hakimi, recente simbolo di una lotta di gioventù inquieta.

Il filo che collega una Bologna in protesta dal ’77

Un filo devasta Bologna da più di quarant’anni, unendo il ’77 ai giorni attuali, dall’assalto dei Cantunzein agli arretramenti della polizia in Piazza Verdi, all’aula C occupata per 25 anni illegalmente, fino ai nuovi legami con le brigate rosse. La violenza continua a contrassegnare il conflitto contemporaneo, con i modi di protesta odierni che richiamano chiaramente quelli degli storici contestatori.

Gli autonomi del ’77 respingeva le assemblee, preferendo un corteo di cui non si conosceva la fine. I violenti di oggi mostrano un analogo disinteresse per il dialogo, optando per la stessa incertezza che alimenta il loro movimento, segno di una generazione che si sente distante e alienata.

Il corteo di lunedì: un nuovo capitolo di conflitto

Il corteo di lunedì ha visto convergere circa quattromila persone in Piazza Nettuno, sfociando in scontri attorno alla Prefettura. Questo ha segnato un divario evidente tra i volti noti dei collettivi universitari e i giovani arrabbiati delle periferie, i lavoratori frustrati e i migranti, che si sentono esclusi dalla politica (non a caso, uno slogan recita: “Gli stranieri sono venuti a salvarci dalla destra”). Simili situazioni erano già emerse durante le proteste per Ramy Elgaml e i disordini legati al match Virtus-Maccabi.

Rileggere il ’77 oggi offre non poche similitudini. Secondo Carlo Donati, “C’era stata una specie di fondazione da cui erano uscite parole estreme: rifiuto dei partiti e dei sindacati, rifiuto del lavoro, diritto all’assenza, sabotaggio e riappropriazione.” La frustrazione giovanile, causata dalla crisi economica e da una mancanza di prospettive, sembra tornata a caratterizzare le piazze di oggi.

“La politica non è riuscita a gestire la frattura: il dibattito ormai è come una partita di calcio”

Dopo mezzo secolo, si può concludere che la politica non è riuscita a gestire questa divisione. Il bipartitismo ha trasformato il dibattito in una mera competizione, più simile a una partita di calcio che a una seria riflessione su legalità e educazione. La sinistra, che ha governato Bologna per gran parte del tempo, ha spesso sottovalutato la gravità delle tensioni attuali, ignorando la potenziale violenza di un movimento sempre più radicalizzato.

Resta un uomo morto e ciò non è tollerabile: è essenziale indagare sugli eventi e accertare le eventuali responsabilità. La società ha bisogno di protezione da parte delle forze dell’ordine e dei servizi sanitari. Anche il tessuto urbano è scosso da questa violenza, con commercianti timorosi e residenti in allerta; le responsabilità devono essere chiarite.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere