Strage di braccianti ad Amendolara: due pakistani in carcere per omicidio plurimo
Cosenza, 4 giugno 2026 – I braccianti uccisi ad Amendolara non volevano vivere in 10 in una stanza. Questa lamentela li ha portati a un confronto con i presunti assassini, che si è trasformato in una violenta lite. Questo il racconto di un testimone agli inquirenti, le cui dichiarazioni hanno spinto il Gip a convalidare il fermo e disporre il carcere per i pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano i due mentre appiccano il fuoco al minivan, dove le vittime sono state bruciate vive, riporta Attuale.
Secondo la testimonianza menzionata dal giudice, la causa degli omicidi è da rintracciare in un alterco tra uno dei braccianti e Safeer, riguardo alle preoccupanti condizioni di vita dei lavoratori stranieri. La discussione iniziale sarebbe rapidamente degenerata in rissa, con Safeer che ha subito un infortunio al viso, tanto che Raza ha chiamato le forze di polizia.
Entrambi i fermati, 31 anni, saranno detenuti nel carcere di Castrovillari e devono rispondere di omicidio plurimo e pluriaggravato.
Nel frattempo, gli inquirenti stanno esaminando l’ipotesi di un complice. Un terzo individuo, menzionato dal sopravvissuto alla strage, il 35enne afghano Mohammad Taj Alamyar, è ritenuto vicino ai due pakistani arrestati. Questo soggetto è già stato interrogato dalla polizia.
In serata, dopo il fermo di Safeer e Raza, la Squadra mobile ha ascoltato familiari e conoscenti dei gruppi di braccianti coinvolti. Tutti, compreso il sopravvissuto e il suo amico che non era presente sul furgone quel giorno per motivi di salute, sono stati trasferiti in una località segreta per motivi di sicurezza.