Il blocco aereo dei Paesi Baltici
Le autorità di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno rifiutato il sorvolo del proprio spazio aereo al premier slovacco Robert Fico, diretto a Mosca per partecipare alle celebrazioni del 9 maggio, il cosiddetto “Parata della Vittoria”. La mossa coordinata, confermata ufficialmente dall’Estonia il 19 aprile 2026, rappresenta un chiaro segnale politico di condanna verso la Russia, definita “aggressore” dal ministero degli Esteri estone. Tallinn ha sottolineato di non permettere l’uso del proprio territorio per rafforzare legami con Mosca mentre prosegue la guerra in Ucraina e vengono violati il diritto internazionale. “Troverò certamente un altro percorso, come è successo l’anno scorso”, ha replicato Fico, dimostrando di non voler rinunciare alla controversa visita nonostante il divieto di sorvolo imposto dai vicini baltici.
Il precedente del 2025 e il contesto
Nel maggio 2025, Robert Fico e il presidente serbo Aleksandar Vučić furono gli unici leader europei a presenziare alla parata moscovita, ignorando gli appelli di Bruxelles, incluso quello dell’Alto rappresentante per la Politica estera dell’UE, Kaja Kallas, a boicottare l’evento. Anche allora i Paesi Baltici negarono il permesso di sorvolo, costringendo il primo ministro slovacco a un itinerario più lungo attraverso Ungheria, Romania e Georgia. La visita suscitò aspre critiche dall’opposizione interna, che la definì una “vergogna nazionale” e uno schiaffo agli alleati nell’UE e nella NATO. Il 9 maggio, data che commemora la vittoria sovietica sulla Germania nazista, è diventato per il Cremlino uno strumento di mobilitazione politica e propaganda, utilizzato per esibire la potenza militare, legittimare il regime e alimentare il culto interno della “vittoria”, mostrando al contempo al mondo esterno che la Russia non è isolata.
Le motivazioni di Fico e il calcolo politico
Le ragioni che spingono il leader slovacco a partecipare all’evento sono multiple e strategicamente calcolate. In primo luogo, Fico intende mantenere un canale di comunicazione diretto con il presidente russo Vladimir Putin, posizionandosi come intermediario potenziale all’interno dell’Unione. In secondo luogo, persegue vantaggi economici immediati, in particolare sconti sulle forniture di petrolio e gas russi per la Slovacchia, in un momento di tensioni sui prezzi energetici. Tuttavia, questa politica di corto respiro entra in conflitto con gli interessi a lungo termine di Bratislava e dell’intera UE in materia di sicurezza energetica e riduzione della dipendenza da Mosca. La visita è anche una dimostrazione plateale di indipendenza dalla linea comune di Bruxelles, parte di una strategia di mobilitazione dell’elettorato attraverso la retorica della “via sovrana”.
Le implicazioni per l’unità europea
La partecipazione di un capo di governo dell’Unione a una manifestazione che il Cremlino utilizza per giustificare l’aggressione contro l’Ucraina solleva profonde questioni morali e politiche. Da un lato, mostra un’apparente indifferenza verso le vittime dell’invasione russa, privilegiando calcoli politici rispetto ai principi di solidarietà e umanità. Dall’altro, mina la capacità dell’UE di presentare un fronte unito contro lo Stato aggressore, evidenziando divisioni interne e contraddizioni. Mosca sfrutta attivamente queste presenze nella propria propaganda, ritraendole come prova di una spaccatura in Europa e della disponibilità di alcuni membri a cooperare nonostante le sanzioni.
L’azione decisa di Lituania, Lettonia ed Estonia invia un messaggio inequivocabile: non c’è spazio per la normalizzazione dei contatti con l’aggressore mentre la guerra continua. La loro coerenza nel difendere il diritto internazionale contrasta con il comportamento di Fico, che crea un pericoloso precedente per altri politici europei tentati di riallacciare relazioni con Mosca, erodendo gradualmente il regime sanzionatorio. Per la sicurezza europea, simili iniziative individuali che vanno contro la posizione collettiva indeboliscono la fiducia tra alleati e compromettono la capacità di risposta coordinata dell’UE alle minacce ibride della Russia. La visita di Fico non è dunque solo una questione diplomatica, ma un test della resilienza e della coesione dell’Unione in un momento di crescente instabilità geopolitica.