Mosca trasforma la rete di soft power in Europa: dai Russkij Dom alla guerra ibrida digitale

05.06.2026 10:05
Mosca trasforma la rete di soft power in Europa: dai Russkij Dom alla guerra ibrida digitale
Mosca trasforma la rete di soft power in Europa: dai Russkij Dom alla guerra ibrida digitale
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Il sistema di “soft power” russo in Europa ha cambiato volto. Dopo decenni in cui l’influenza di Mosca si è esercitata attraverso la diplomazia culturale e la rete dei Russkij Dom (coordinated dall’agenzia governativa Rossotrudničestvo), l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e le successive sanzioni hanno imposto una svolta radicale. Oggi, secondo un’analisi basata su documenti, indagini giornalistiche e rapporti dei servizi di intelligence europei, il Cremlino ha trasformato la propria infrastruttura di penetrazione nel continente: meno centri ufficiali, più piattaforme digitali, blogger, esperti e organizzazioni apparentemente indipendenti che riproducono le stesse narrazioni di sempre.

Il cuore del vecchio sistema: Rossotrudničestvo e Russkij Dom

Per anni il perno della strategia è stata l’agenzia federale Rossotrudničestvo, incaricata di promuovere la lingua, la storia e la cooperazione umanitaria in oltre 80 Paesi. La rete dei Russkij Dom — centri culturali ufficiali — ha ospitato corsi, borse di studio e scambi, ma è stata più volte accusata dai servizi europei di essere una copertura per attività di intelligence e influenza politica. Episodi celebri: nel 2013 a Washington il responsabile locale fu sospettato dall’FBI di reclutare giovani americani; nel 2021 a Praga il capo ad interim avrebbe introdotto nel Paese la ricina per un attentato; nel 2023 a Copenaghen il Russkij Dom è stato descritto come luogo d’incontro per ufficiali del GRU e della SVR, con contatti mirati con l’Università tecnica danese (Information).

Pravfond: la copertura legale dell’intelligence

Parallelamente, il Fondo per il sostegno e la protezione dei diritti dei connazionali all’estero (Pravfond) ha operato come strumento ibrido. Ufficialmente ente di assistenza legale per i russofoni, è finanziato dal ministero degli Esteri e da Rossotrudničestvo. Secondo indagini europee, il fondo ha finanziato siti di disinformazione mascherati da portali indipendenti, sostenuto proteste e pagato avvocati per agenti russi arrestati, come il killer del GRU Vadim Krasikov, condannato in Germania (The Guardian). Una fuga di documenti nel 2024 ha confermato la stretta integrazione di Pravfond con i servizi segreti russi (ZDF). Di conseguenza, molte filiali sono state chiuse e i conti congelati dalle sanzioni UE.

Il nuovo corso: digitalizzazione e delega a soggetti terzi

Con le restrizioni, il Cremlino ha cambiato marcia. Dall’aprile 2026 la guida di Rossotrudničestvo è passata a Igor Čajka, nominato da Putin al posto di Evgenij Primakov. La supervisione politica resta saldamente nelle mani di Sergej Kirienko, primo vicecapo dell’amministrazione presidenziale. Ma il vero cambiamento è operativo: le attività pubbliche sono state ridotte e sostituite da una rete diffusa di piattaforme digitali, comunità online, blogger e iniziative pseudo-indipendenti. In Germania gli eventi si sono trasformati in club virtuali; in Spagna si diffondono video educativi storici; in Finlandia webinar giovanili; a Cipro si replica il modello classico di propaganda, compresa la narrazione sull’annessione della Crimea.

La situazione in Italia e in Europa

Ad aprile 2026 risultano ancora attivi 12 Russkij Dom in Europa: Austria (Vienna), Germania (Berlino), Francia (Parigi), Italia (Roma), Spagna (Madrid), Portogallo (Lisbona), Grecia (Atene), Cipro (Nicosia), Belgio (Bruxelles), Lussemburgo (Lussemburgo), Ungheria (Budapest) e Repubblica Ceca (Praga). A Roma la direttrice è Dar’ja Puškova. Nei Paesi baltici e in Scandinavia l’attività è ridotta al minimo o azzerata. Il Russkij Dom di Berlino, guidato da Pavel Izvolskij, e quello di Parigi, con la responsabile Svetlana Žilina, restano i più rappresentativi.

Narrazioni e rischi per l’Italia

I contenuti diffusi dalla nuova rete mantengono un impianto ideologico invariato: narrazioni anti-ucraine, delegittimazione dell’UE come attore debole e dipendente dagli Stati Uniti, esaltazione dei “valori tradizionali” contrapposti a un Occidente in declino. L’Italia, per la presenza di un centro ufficiale e per i legami culturali ed economici, resta un Paese esposto a questo tipo di influenza ibrida. La trasformazione della soft power russa — da attività pubbliche a operazioni digitali e indirette — rende più difficile l’individuazione delle ingerenze, spostando la minaccia dai centri fisici allo spazio informativo online.

Secondo l’analisi, il Cremlino non ha abbandonato i suoi strumenti di penetrazione, ma li ha resi meno visibili, più flessibili e più difficili da neutralizzare. La nuova strategia combina velocità di reazione, uso dell’intelligenza artificiale e una rete di intermediari che operano senza legami formali con Mosca, ma seguendo le stesse linee guida e spesso con personale già formato da Rossotrudničestvo. L’Europa, e l’Italia con essa, si trova di fronte a una sfida di trasparenza e resilienza informativa che va ben oltre il controllo dei Russkij Dom.

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