Narges Mohammadi: Il regime degli ayatollah ci ha condotti all’inferno, ma le bombe non portano democrazia

21.06.2025 08:05
Narges Mohammadi: Il regime degli ayatollah ci ha condotti all'inferno, ma le bombe non portano democrazia

Riflessioni sull’attuale conflitto in Iran

La premio Nobel per la Pace e attivista iraniana ha recentemente rivelato i suoi timori riguardo alla situazione in Iran, raccontando: «Sono fuggita da Teheran, ho vissuto i primi giorni sotto le bombe e non ho mai provato tanta paura. Decine di civili, compresi i bambini, hanno perso la vita. È fondamentale unirci per la pace», riporta Attuale.

In questi giorni, è difficile riuscire a mettersi in contatto con Narges Mohammadi, attivista e ingegnere, che comunica attraverso la sua famiglia che «non riusciamo a sentirla, gli ayatollah hanno staccato Internet». Questa interruzione delle comunicazioni serve a mantenere il regime nell’ombra, mentre il popolo cerca modi per far sentire la propria voce. Mohammadi, che ha già passato anni in prigione per la sua opposizione al regime, è riuscita a lasciare la capitale solo pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti.

Dove si trova attualmente?
«Attualmente sono in un piccolo villaggio vicino alla capitale. Ho visto personalmente gli attacchi devastanti a Teheran. Le esplosioni e il suono dei droni erano agghiaccianti, un’esperienza traumatizzante».

Ha conosciuto qualcuno colpito dai bombardamenti?
«Conosco un amico che è dovuto scappare da casa sua in tutta fretta, perdendo tutto. Un missile ha colpito un deposito di petrolio vicino a lui e ha provocato un incendio disastroso».

Decidere di fuggire è stata una scelta difficile.
«Consapevole di aver lasciato il cuore a Teheran, ho impiegato 12 ore per raggiungere il villaggio, un tragitto che di solito si copre in sole due».

Cosa sta accadendo a Teheran?
«È passato più di una settimana dall’inizio di questo conflitto spietato tra il governo israeliano e il regime iraniano. Le vittime civili continuano a salire, mentre le infrastrutture vengono distrutte. Ci troviamo in uno stato di crescente preoccupazione per attacchi mirati ai siti nucleari, frutto delle tensioni politiche tra i due paesi».

Cosa chiede alla comunità internazionale?
«Esorto i premi Nobel per la Pace, i diritti umani, artisti e attivisti in tutto il mondo a unirsi per fermare la guerra. La situazione sta peggiorando e dobbiamo formare un fronte globale per il diritto alla pace».

La pace è stata sempre la sua battaglia.
«Ho dedicato dieci anni della mia vita alla lotta per i diritti umani. La nostra gente è ora costretta a fronteggiare due guerre, una tra Iran e Israele, e l’altra contro il regime stesso».

C’è chi spera che questo conflitto possa portare a un cambiamento di regime.
«Io credo fermamente che la democrazia e i diritti umani non possano emergere dalla violenza. Chiedo la fine di questa guerra. L’Iran e Israele devono trovare un modo per cessare il fuoco».

Qual è la sua visione per il futuro?
«La realtà attuale presenta un regime oppressivo in Iran guidato da Ali Khamenei, mentre Netanyahu sta portando il suo paese verso un futuro altrettanto drammatico. È evidente che la guerra non porterà mai a risultati democratici o di rispetto dei diritti umani».

In un contesto così complesso, le parole di Mohammadi risuonano come un appello disperato per una pace duratura, evidenziando l’urgenza della situazione e la necessità di mobilitare gli sforzi globali per fermare il conflitto. Un futuro migliore non può essere costruito sulle macerie della guerra, ma solo attraverso il dialogo e la comprensione reciproca.

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