Netanyahu ostacola gli accordi su Gaza mentre continuano le bombardamenti israeliani

17.09.2025 14:45
Netanyahu ostacola gli accordi su Gaza mentre continuano le bombardamenti israeliani

Israele continua i bombardamenti a Gaza mentre i colloqui di pace naufragano

Dopo che Israele ha bombardato i negoziatori di Hamas riuniti a Doha per discutere una proposta di cessate il fuoco, un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato: «Tutte le volte che facciamo progressi [sul cessate il fuoco], sembra che [Netanyahu] bombardi qualcuno di nuovo». I bombardamenti israeliani, avvenuti in Qatar, non hanno causato vittime tra i negoziatori, ma hanno nuovamente bloccato i delicati colloqui per una tregua, riporta Attuale.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha constatato le conseguenze delle sue azioni, poiché i bombardamenti come quelli in Qatar hanno effettivamente aggravato la situazione. Dall’inizio della guerra a Gaza, Netanyahu ha adottato una serie di tattiche, inclusi trabocchetti retorici e operazioni militari, per ritardare la pace, come dimostrato dai recenti attacchi a terra a Gaza.

Critiche giungono da molteplici analisi che sostengono che Netanyahu stia prolungando il conflitto per mantenere il suo potere politico. Le pressioni dai suoi alleati di governo, in particolare da Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, hanno costretto Netanyahu a cedere ogni volta che è emersa l’idea di un cessate il fuoco, temendo la caduta del suo esecutivo.

La permanenza al governo è cruciale per Netanyahu, che affronta diversi processi per corruzione e rischia pene detentive significative. La percezione che stia utilizzando la guerra come scudo per difendere il suo ruolo politico è ormai ampiamente riconosciuta.

Negli ultimi due anni, le trattative tra Israele e Hamas sono regolarmente venute meno a causa dei ripensamenti di Netanyahu. In marzo, per esempio, ha fatto rotolare il recente accordo di cessate il fuoco, causando un fallimento voluto. A questo punto, diversi tentativi di negoziato sembrano essere stati sabotati da Netanyahu stesso, il quale ha cambiato le condizioni in corsa.

Nella sua strategia, Netanyahu ha anche chiesto insistentemente il controllo della linea di confine tra Gaza e l’Egitto, complicando ulteriormente i colloqui. Altre sue pretese includono la smilitarizzazione di Hamas e l’esilio dei suoi leader, mentre promuove nel contempo estreme misure come l’«emigrazione volontaria» dei palestinesi da Gaza.

Con gli obiettivi della guerra che cambiano continuamente, Netanyahu ha enfatizzato una «vittoria totale», ma i suoi standard per tale successo vengono a loro volta modificati, affermando recentemente che devono essere rispettate condizioni impossibili da raggiungere.

Nell’agosto 2025, il governo ha approvato un piano per l’occupazione militare della città di Gaza, segnando un ulteriore allontanamento dalle speranze di pace e prolungando inevitabilmente il conflitto.

Quando gli vengono mosse accuse di ostacolare i negoziati, Netanyahu sposta la responsabilità su Hamas, nonostante ci siano stati momenti in cui Hamas si sia mostrato disposto a raggiungere un accordo. Tuttavia, tali possibilità sono sempre svanite nel nulla, confermando le accuse delle sue politiche dilatorie.

Le strategie di Netanyahu hanno sollevato una crescente frustrazione sia nell’amministrazione Biden che in quella Trump, con quest’ultima che nel 2024 ha accusato direttamente il primo ministro israeliano di prolungare la guerra a fini politici. Nonostante ciò, Netanyahu non ha subito conseguenze significative dagli Stati Uniti per le sue continue interruzioni nei colloqui di pace.

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