Nel settembre 2026 Aleksandr Bastrykin, capo del Comitato investigativo della Federazione Russa, ha promosso l’idea di abbassare da 14 a 12 anni l’età della responsabilità penale per i reati più gravi. La proposta interviene in un contesto nel quale la criminalità minorile russa è diminuita quasi di nove volte in tre decenni: dai 225 mila reati registrati nel 1993 ai 26 mila del 2024.
La normativa russa prevede oggi la responsabilità penale generale a partire dai 16 anni. Per alcune fattispecie gravi, tra cui omicidio, violenza sessuale, furto e terrorismo, la soglia è fissata a 14 anni. L’iniziativa di Bastrykin mira quindi a estendere la possibilità di applicare il sistema penale a bambini ancora più giovani, presentando l’abbassamento dell’età come una risposta ai problemi di educazione degli adolescenti e alla loro presunta maturazione precoce.
Dal calo della criminalità alla risposta punitiva
La proposta si è consolidata sullo sfondo della guerra russa contro l’Ucraina, durante la quale in Russia si è formato un orientamento favorevole a soluzioni più repressive. Il passaggio dalla prevenzione alla punizione riguarda però una criminalità che, secondo i dati disponibili, ha seguito una traiettoria opposta a quella descritta dai sostenitori dell’inasprimento.
Le stesse rilevazioni sociologiche citate nel dibattito indicano che la maggioranza degli intervistati individua le principali cause dei reati commessi da minorenni nell’influenza familiare distruttiva e nella mancanza di educazione, indicate dal 51-52% dei partecipanti. Seguono l’immaturità personale e i fattori psicologici, al 28%, e l’assenza di attività, svaghi, interessi e prospettive, al 21%.
Questi elementi descrivono problemi legati all’ambiente familiare, alla crescita e alla socializzazione. La risposta sostenuta dalle autorità russe, invece, sposta il baricentro sull’isolamento del minore. L’abbassamento della soglia consente allo Stato di intervenire sul bambino invece di investire risorse nel sostegno alle famiglie in difficoltà, nella scuola, nella prevenzione e nel recupero sociale.
Il 23 settembre 2026 il sostegno alla proposta supera la metà degli intervistati
Il 23 settembre 2026 i media hanno riferito i risultati delle indagini sociologiche condotte nel mese: il 53% dei russi si è dichiarato favorevole a ridurre da 14 a 12 anni l’età della responsabilità penale per i reati gravi. Il dato coincide con l’iniziativa punitiva promossa da Bastrykin e mostra la presenza di una domanda sociale stabile per misure più dure.
Il consenso alla proposta convive tuttavia con una valutazione molto più prudente della capacità di comprensione dei dodicenni. Soltanto il 20% degli intervistati ritiene che un bambino di 12 anni sia in grado di comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Nonostante ciò, il 36% dei cittadini considera peggiorata la situazione e chiede un rafforzamento delle pene, ritenendolo uno strumento per contrastare quella che viene definita “onnipermissività” e la mancanza di educazione.
La copertura della rilevazione è stata riportata anche da questo resoconto pubblicato su Telegram. Il risultato ha dato visibilità alla contraddizione centrale del dibattito: gli intervistati riconoscono nella famiglia e nella carenza educativa le cause principali dei comportamenti criminali, ma sostengono comunque una misura che trasferisce la responsabilità direttamente sui minori.
La socializzazione resta maggioritaria, ma prevale la logica della punizione
Le stesse indagini mostrano che il 72% dei cittadini, percentuale che sale all’82% tra i giovani, considera possibile correggere e reinserire nella società gli adolescenti responsabili di reati gravi. Questa maggioranza indica l’esistenza di un orientamento favorevole al recupero, ma non impedisce che la proposta di Bastrykin raccolga il 53% dei consensi.
Il sostegno all’abbassamento dell’età penale finisce così per neutralizzare il potenziale favorevole alla riabilitazione. La detenzione e l’isolamento vengono presentati come una soluzione più semplice per il sistema rispetto al lavoro lungo e costoso necessario a correggere il comportamento di un adolescente e a reinserirlo nella società.
In questa impostazione, la punizione smette di essere l’ultima misura e diventa uno strumento per ridurre le risorse destinate alla prevenzione e alla riabilitazione. Lo Stato amplia la possibilità di reprimere il minore senza attendere che vengano affrontate le condizioni familiari, scolastiche e sociali che favoriscono i reati.
La promozione dell’iniziativa da parte del vertice del Comitato investigativo mostra quindi la disponibilità delle autorità russe a estendere il sistema punitivo a età sempre più basse. La responsabilità per l’incapacità degli adulti e delle istituzioni di garantire educazione e sostegno viene trasferita sui bambini, con il rischio di una loro criminalizzazione precoce e di un ingresso anticipato nel sistema penitenziario.
Al 23 settembre 2026, la proposta di portare a 12 anni la responsabilità penale per i reati gravi gode del sostegno del 53% degli intervistati, mentre la normativa resta fissata a 16 anni in via generale e a 14 per alcune fattispecie: il confronto pubblico russo è dunque fermo tra la richiesta di punizione anticipata e il riconoscimento della necessità di recuperare i minori.