Nordio: «Ho perso io, ma non mi dimetto»

24.03.2026 09:05
Nordio: «Ho perso io, ma non mi dimetto»

Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha annunciato che non intende dimettersi nonostante la recente sconfitta referendaria. Rispondendo alle domande del Corriere della Sera, Nordio ha dichiarato: «Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la Seconda guerra mondiale. Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno», riporta Attuale.

«Ho perso io»

Nordio ha anche riconosciuto la sua responsabilità nel fallimento, affermando in un’intervista al Foglio: «Sì, ho perso io, è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta. Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua». Sottolineando che «la nostra compagine ministeriale è compatta», ha annunciato l’intenzione di concentrarsi sull’efficientamento della giustizia, con la promessa di bandire nuovi concorsi per completare la pianta organica dei magistrati e stabilizzare il personale, escludendo modifiche alla compagine governativa.

Bartolozzi e Delmastro

In merito alle polemiche relative ai casi Bartolozzi e Delmastro, Nordio ha rassicurato che non ci saranno modifiche nella compagine ministeriale. Ha così commentato: «Considerato che da entrambe le parti sono stati usati argomenti equivalenti credo che non abbiano influito in nulla. Loro sono stati più aggressivi con epiteti come piduisti, fascisti e banditi. L’unica cosa che mi ha ferito è che abbiano fatto passare per mia la definizione di Csm come ‘sistema paramafioso’, che era una citazione del pm Nino Di Matteo». Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha avvertito che l’azione delle toghe potrebbe diventare più invasiva: “Sì”, ha risposto il Guardasigilli, “nel senso che limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione”.

La riforma

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso le sue riserve riguardo al futuro della riforma. Nel 2025 ha dichiarato: «Se non avessi ritenuto che valeva la pena non mi sarei speso con tutte le mie forze. E anche oltre, considerata l’età. Ho tenuto una media di quattro conferenze al giorno, solo nella convinzione di continuare il lavoro dell’ex partigiano Giuliano Vassalli per rendere il giudice terzo e imparziale. E, come si dice, le battaglie più nobili sono quelle combattute con più energia. Anche quando vengono perdute».

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