Martedì la Danimarca vota anticipatamente: Mette Frederiksen punta a una rielezione in un contesto complesso
Martedì prossimo, la Danimarca si appresta a svolgere elezioni anticipate, volute dalla prima ministra Mette Frederiksen dei Socialdemocratici, che ha deciso di anticipare il voto di sette mesi rispetto alla scadenza della legislatura. L’obiettivo della Frederiksen è di capitalizzare il recente aumento di consensi legato alla sua ferma opposizione alle minacce di Donald Trump, il quale aveva ventilato l’idea di annettere la Groenlandia, il vasto territorio appartenente al Regno di Danimarca, riporta Attuale.
Al potere dal 2019, Frederiksen è tra i leader più longevi d’Europa e ha concrete possibilità di essere rieletta. Ottenere un terzo mandato sarebbe un risultato eccezionale, considerato il contesto politico attuale, in cui i partiti di governo raramente riescono a mantenere il potere costantemente.
La coalizione attuale, che comprende il partito conservatore Venstre e i Moderati, non sembra essere replicabile; gli attuali sondaggi indicano che non otterrebbe la maggioranza nei 179 seggi del parlamento unicamerale. Si delineano due blocchi: uno composto dai Socialdemocratici e dalla sinistra, e l’altro, frammentato, formato dai partiti di destra, con i Moderati che potrebbero svolgere un ruolo di ago della bilancia.
Sebbene i Socialdemocratici risultino primi nei sondaggi, il loro consenso prefigura uno dei risultati più deludenti della loro storia. Segni di una fase difficile si erano già evidenziati durante le recenti elezioni locali di novembre, nelle quali i Socialdemocratici avevano registrato cattive performance, perdendo anche la capitale Copenaghen per la prima volta in oltre un secolo. Successi, invece, erano stati ottenuti dai partiti di sinistra, in particolare dai Verdi, che avevano sorpreso nelle elezioni europee del 2024.
Questa situazione ha spinto Frederiksen a riorientare il partito verso sinistra. Negli anni, i Socialdemocratici si erano spostati decisamente a destra, soprattutto in materia di immigrazione, adottando un approccio molto restrittivo che è diventato un modello per i partiti di destra in Europa. La Danimarca ha mantenuto tale posizione nonostante le richieste di asilo siano diminuite considerevolmente, scendendo sotto le 2.000 nell’anno scorso, una frazione delle 21.000 del 2015.
Tra le principali proposte di Frederiksen c’è il ripristino di una tassa patrimoniale, abolita dagli stessi Socialdemocratici alla fine degli anni Novanta. La tassa, che sarebbe del 5% sui patrimoni superiori ai 25 milioni di corone danesi (circa 2,3 milioni di euro), dovrebbe interessare 22.000 persone, con una media di pagamento di 40.000 euro all’anno, generando un gettito stimato di 800 milioni di euro all’anno, destinato all’istruzione.
Questa proposta ha suscitato critiche da parte di amministratori delegati di alcune grandi aziende, come Maersk, gigante del commercio marittimo, ma è intesa a riconquistare l’elettorato tradizionale dei Socialdemocratici, che nel tempo li ha abbandonati. Gli avversari principali di Frederiksen a destra sono il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen, leader di Venstre, e Alex Vanopslagh del partito Alleanza liberale, attualmente terzi nei sondaggi. Durante la campagna, a Lund è stato rinfacciato il suo voto contrario al matrimonio omosessuale nel 2012, mentre Vanopslagh è stato al centro delle attenzioni dopo aver ammesso di aver fatto uso di cocaina, seppur in passato.
Il Partito Popolare Danese, a destra, ha registrato un leggero recupero nei sondaggi, dopo aver risentito della vicinanza al leader di Trump, Morten Messerschmidt. Anche Lars Løkke Rasmussen dei Moderati, con un passato nelle delegazioni diplomatiche contro le ingerenze di Trump, ha ottenuto maggiore visibilità.
Se i Socialdemocratici riescono a mantenere una posizione egemone, Frederiksen potrebbe cercare di formare un governo dialogando con uno dei due blocchi, dovendo fare concessioni a quello di sinistra. In una possibile ricomposizione dello schieramento destra-contro-sinistra, i Moderati di Løkke potrebbero rivelarsi decisivi. Nonostante il loro ridotto numero di seggi, il sostegno dei Moderati potrebbe risultare cruciale per raggiungere la maggioranza.
Løkke ha già chiarito di non voler collaborare con una coalizione ampliata a sinistra, ma non desidera neppure facilitare il ritorno al potere della destra, accusa sferrata dalla stessa Frederiksen. Anche due seggi dalla Groenlandia, dove il voto rappresenta un test per il governo di unità nazionale di Jens-Frederik Nielsen, potrebbero assumere un’importanza fondamentale in questo contesto elettorale.