Nuccio Altieri si ritira da Anac per ragioni politiche e personali, le opposizioni denunciano una “nomina indecorosa”

07.11.2026 00:55
Nuccio Altieri si ritira da Anac per ragioni politiche e personali, le opposizioni denunciano una "nomina indecorosa"

L’Anac, il passo indietro di Nuccio Altieri: “Ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale”

Il candidato leghista Trifone “Nuccio” Altieri ha deciso di ritirare la propria disponibilità per il ruolo di presidenza dell’Anac dopo un confronto con la situazione parlamentare. Senza numeri sufficienti nella maggioranza e senza il supporto dell’opposizione, ha scelto di non forzare la situazione per evitare al governo di Palazzo Chigi complicazioni con le commissioni Affari costituzionali. In una nota serale, Altieri ha ringraziato Meloni, Salvini e Tajani “per la fiducia”, ma ha espresso la sua amarezza per “gli attacchi mediatici e le polemiche”. Ha poi formalizzato la sua decisione, affermando di aver ritirato la sua disponibilità “per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale”, riporta Attuale.

La giornata era cominciata con la forte difesa della premier Giorgia Meloni, che aveva giustificato la scelta come parte delle competenze del governo. La Lega, attualmente in difficoltà politica, necessitava di una compensazione, e l’indicazione di Altieri faceva parte di un pacchetto di nomine che includeva anche il generale Ivano Maccani, il magistrato Eugenio Rubolino e le avvocate Carmela Margherita Rodà e Maria Rosaria Maugeri, tutti destinati a fronteggiare l’approvazione delle Camere.

Il ritiro di Altieri non era solo politico ma anche tecnico. Un nodo cruciale era l’incompatibilità legata alla sua recente nomina come responsabile Difesa della Lega, in attuazione del dlgs 150/2009, che esclude dall’Anticorruzione chi ha ricoperto cariche di partito negli ultimi tre anni. Inoltre, riscontrando un conflitto d’interessi, poiché Altieri presiede Fincantieri Infrastructure, ditta soggetta alla vigilanza dell’Anac, questo scenario ha sollevato interrogativi sull’idoneità della sua candidatura.

La vera criticità, però, era di natura numerica: il parere favorevole dei due terzi delle commissioni Affari costituzionali Camera e Senato era imprescindibile. Con la maggioranza a 18 voti alla Camera e 12 al Senato, l’approvazione era lungi dall’essere garantita. L’opposizione, rappresentata da Carlo Calenda, aveva già fatto sapere che non avrebbe facilitato il processo, compiendo di fatto i presupposti per il dietrofront di Altieri.

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