Nuova campagna di attacchi aerei russi contro i civili a Kyiv

30.09.2026 11:45
Nuova campagna di attacchi aerei russi contro i civili a Kyiv

Intensificazione degli attacchi a Kiev: la Russia usa droni per seminare terrore

A partire dalla metà di agosto, i bombardamenti russi su Kiev hanno assunto una nuova e più devastante modalità, facilitata dall’impiego di due modelli di droni difficili da intercettare, prodotti in un polo industriale a migliaia ogni mese, riporta Attuale.

Questi attacchi fanno parte di una campagna orchestrata per impoverire e destabilizzare le città ucraine, etichettata dai canali militari russi su Telegram come «guerra alle città», attribuita direttamente al presidente russo Vladimir Putin. Con il fronte stagnante, secondo il canale Telegram Rybar, Putin ha valutato di spostare gli attacchi verso le grandi aree urbane, sfruttando l’imminente arrivo del freddo invernale per spingere l’Ucraina verso la capitolazione nel 2026. L’intelligence ucraina prevede che il culmine di questa campagna si verificherà a novembre, con i vertici di Kyiv che avvertono: «Putin ha ordinato di attaccare tutto ciò che è civile. Vogliono che la gente abbia paura di andare al supermercato». Kiev è diventata il bersaglio principale.

La frequenza degli attacchi è aumentata talmente tanto che, in alcuni casi, gli allarmi aerei terminano e ne inizia subito un altro, mentre i cittadini stanno ancora rientrando al lavoro. Gli abitanti di Kiev si erano abituati a minimizzare l’importanza degli allarmi aerei, ma il numero di civili uccisi dai bombardamenti è drammaticamente aumentato. Tra gennaio e marzo, le vittime erano state cinque; tra aprile e giugno, 41; e nei soli mesi di luglio e settembre, 120. Le scene che si erano viste all’inizio dell’invasione russa nel 2022 stanno riaffiorando: persone che cercano rifugi nelle metropolitane o che precipitano in strada per mettersi al riparo.

Nonostante ciò, le strade di Kiev non mostrano una crescente sensazione di pericolo imminente. La vita continua: i ristoranti servono clienti all’aperto, illuminati dagli ultimi raggi di sole di settembre, e i cittadini si spostano come sempre attraverso i mezzi pubblici. Tuttavia, quotidianamente, le sirene delle emergenze avvertono della pericolosità dei droni: un avviso ricorrente invita a trovare rifugio immediato. Dmytro K., un residente di 37 anni, commenta che «non c’è modo di sapere dove colpiranno, è una lotteria».

In effetti, Kiev, con i suoi tre milioni e mezzo di abitanti distribuiti su un’area quattro volte e mezza Milano, costringe ogni residente a calcolare le probabilità di un colpo diretto. I bombardamenti russi non fanno distinzioni tra obiettivi civili e militari; due giorni fa, un drone Geran-5 ha colpito l’Accademia Nazionale delle Scienze, uccidendo due persone e costringendo gli occupanti a fuggire dalle finestre del secondo piano mentre il soffitto, che era rimasto intatto per secoli, crollava.

Poco dopo l’attacco all’accademia, un altro drone ha centrato una clinica privata nei pressi, generando preoccupazioni che i russi utilizzino mappe obsolete per le loro incursioni, visto che quella clinica era un ex data center, e i russi stanno colpendo sistematicamente i data center per interrompere l’accesso a Internet della popolazione. A Kiev, alcuni canali Telegram monitorano in tempo reale il volo dei droni, per avvisare i cittadini, ma i droni hanno motori che raggiungono velocità di 600 chilometri orari, rendendo difficile la previsione degli attacchi.

La notte del 29 settembre, i russi hanno lanciato missili balistici e numerosi droni contro la capitale, puntando a quattro centrali elettriche mai attaccate prima, certo di arrecare danni significativi in vista dell’inverno. Nonostante brevi black-out siano stati vissuti, ora i russi possono monitorare in tempo reale gli eventi a Kiev grazie ai nuovi droni, rendendo la vita della città sempre più precaria.

Prima di agosto, le forze russe accumulavano droni e missili per settimane, lanciandoli poi tutti insieme per saturare le difese aeree ucraine. Al giorno d’oggi, la situazione è cambiata: i russi bombardano a ciclo continuo, sufficiente anche il lancio di un singolo drone per allarmare la capitale. Secondo Ihor Klymenko, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, dal 27 agosto si sono verificati 235 allarmi aerei, generando circa otto ore di allerta al giorno – un costo immenso per l’economia ucraina, stimato in 45 milioni di dollari per ogni ora di sospensione.

Le stazioni di servizio, vitali per il sostentamento delle città, sono diventate obiettivi primari: vari attacchi hanno colpito circa trecento stazioni in sei mesi. Con l’arrivo dell’inverno imminente, ulteriori complicazioni si prospettano per la resilienza di una popolazione già messa a dura prova, una colonna sonora di sirene e allarmi che ora minaccia di interrompere i ritmi quotidiani.

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