Nuove restrizioni alla cittadinanza: il governo introduce requisiti più severi per gli stranieri nati in Italia

20.10.2026 15:15
Nuove restrizioni alla cittadinanza: il governo introduce requisiti più severi per gli stranieri nati in Italia

Roma, 20 ottobre 2026 – La stretta anti-maranza targata Lega approda ufficialmente in Parlamento. Sulla scia delle tensioni e dopo i recenti fatti di Milano, il Carroccio punta il dito sulle seconde generazioni, introducendo nel disegno di legge lo stop automatico al percorso di cittadinanza per chi commette specifici illeciti penali. Una mossa, quella della maggioranza, che ha acceso immediatamente lo scontro a Montecitorio, scatenando dure reazioni da parte delle opposizioni. Il provvedimento, che mira a frenare la criminalità minorile nelle grandi città e il fenomeno delle baby gang, introdurrebbe una serie di novità strutturali per i figli degli immigrati in Italia. Il testo, se approvato, inasprirebbe infatti i test linguistici necessari per ottenere la naturalizzazione e allargherebbe le maglie della revoca del passaporto per chi delinque, riporta Attuale.

Le novità approvate in Commissione

Il testo, composto da un solo articolo, ha concluso l’esame in Commissione Affari costituzionali il 14 ottobre scorso, che ha introdotto diverse modifiche prima di dare il via libera al passaggio in Aula. Tra le novità figura l’introduzione dell’articolo 4-bis nella legge sulla cittadinanza del 1992, con nuove cause ostative per gli stranieri nati in Italia che intendono acquistare la cittadinanza al compimento della maggiore età. Ai requisiti già previsti (nascita in Italia, residenza legale e continuativa fino ai 18 anni e dichiarazione di volontà) si aggiungono così specifiche condizioni legate a determinate condanne penali. La proposta interviene inoltre sulle procedure di naturalizzazione, sui requisiti linguistici, sul giuramento e sulla revoca della cittadinanza. Ecco cosa cambia, punto per punto.

Cittadinanza ai nati in Italia: quando scatta lo stop

Oggi lo straniero nato in Italia e residente legalmente nel Paese senza interruzioni fino ai 18 anni può acquistare la cittadinanza presentando una dichiarazione di volontà entro un anno dal raggiungimento della maggiore età. La proposta di legge Ac 2124-A introduce nuove cause ostative legate a determinate condanne penali.

Il primo gruppo comprende i delitti contro la personalità interna e internazionale dello Stato (come spionaggio, attentati alle istituzioni e terrorismo) e contro i diritti politici dei cittadini (reati che colpiscono il diritto dei cittadini a partecipare liberamente alla vita politica). Un secondo gruppo riguarda i delitti aggravati dalla finalità di discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso e i reati in materia di stupefacenti, come la produzione e il traffico illecito di droga. Per queste fattispecie, il blocco scatta quando la condanna comporta una pena superiore a tre anni di reclusione.

La legge prevede comunque una via d’uscita. Il blocco, infatti, non scatta se il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena, a patto che in quel periodo il soggetto non commetta altri illeciti. Lo stesso vale per la riabilitazione penale: una volta ottenuta, cancella gli effetti del reato e riapre le porte alla cittadinanza. Cosa succede se le indagini sono ancora in corso? In caso di azione penale già avviata dalla magistratura per uno dei reati della lista, la domanda di cittadinanza viene congelata e la procedura rimarrà sospesa in attesa della sentenza definitiva.

Naturalizzazione, la stretta per gli stranieri residenti

Il discorso cambia per la naturalizzazione, il percorso attraverso cui gli stranieri possono chiedere la cittadinanza dopo un determinato periodo di residenza in Italia e in presenza degli altri requisiti previsti dalla legge. La proposta estende a questa procedura le cause ostative già previste per la cittadinanza per matrimonio. La domanda può quindi essere respinta in presenza di:

– Reati contro lo Stato e i diritti politici (condanne per delitti contro la personalità interna e internazionale dello Stato e contro i diritti politici dei cittadini). – Delitti non colposi (condanne per reati per i quali la legge prevede una pena massima pari o superiore a tre anni di reclusione). – Condanne all’estero (sentenze per reati non politici che abbiano comportato una pena detentiva superiore a un anno, se riconosciute in Italia). – Motivi di sicurezza (ragioni comprovate legate alla sicurezza della Repubblica).

Ma i paletti non si esauriscono alla sola fedina penale. Anche in assenza di condanne, l’amministrazione valuterà il reale livello di integrazione nella società. Sotto la lente finiranno la conoscenza della lingua e delle regole civiche, la condotta complessiva, la situazione economica e patrimoniale, i legami familiari, il lavoro e l’effettivo radicamento sul territorio. Se è pendente un procedimento penale per uno dei reati rilevanti, la procedura viene sospesa fino alla comunicazione dell’archiviazione o di una sentenza definitiva di assoluzione. La riabilitazione fa cessare gli effetti preclusivi della condanna.

Lingua italiana, chi perde le esenzioni

La proposta elimina alcune esenzioni dal requisito della conoscenza dell’italiano per chi chiede la cittadinanza per matrimonio o naturalizzazione. La modifica riguarda chi ha sottoscritto l’accordo di integrazione e chi possiede un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Per queste categorie occorrerà dimostrare la conoscenza dell’italiano almeno al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Resta la tutela per chi presenta gravi limitazioni della capacità di apprendimento linguistico dovute all’età, a patologie o a disabilità, purché certificate da una struttura sanitaria pubblica.

Giuramento, obbligo di parlare italiano

La vera novità introdotta dalla proposta di legge è che la formula dovrà essere pronunciata obbligatoriamente in lingua italiana. Sui tempi non ci sono scossoni. Il termine per adempiere resta quello attuale: l’interessato ha sei mesi di tempo dalla notifica del decreto per giurare, e la cittadinanza scatterà ufficialmente a partire dal giorno successivo. Anche in questo caso, la riforma tutela le persone più vulnerabili. Come evidenziato nel dossier della Camera, è previsto l’esonero totale per chi, a causa di una grave e accertata disabilità, sia materialmente impossibilitato a prestare il giuramento.

I tempi delle procedure per la richiesta

La riforma mette mano anche ai tempi della burocrazia, fissando una durata uniforme per l’esame delle domande. Per gli stranieri nati in Italia che richiedono la cittadinanza al compimento dei 18 anni, il procedimento dovrà concludersi entro 24 mesi dalla presentazione dell’istanza, con la possibilità di una proroga fino a un massimo di 36 mesi in caso di istruttorie complesse. La stessa identica scadenza (due anni di tempo per l’amministrazione, estendibili a tre) viene applicata anche a tutti gli altri iter burocratici, ovvero alle richieste di cittadinanza per matrimonio e per naturalizzazione.

Quando scatta la revoca: la nuova lista dei reati

La proposta di legge amplia pesantemente l’elenco dei reati per i quali una condanna definitiva può comportare la revoca della cittadinanza, sia essa stata acquisita per nascita in Italia, per matrimonio o per naturalizzazione. Oltre alle fatt

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere