Governo italiano propone obbligo per i social media di segnalare messaggi di violenza

20.10.2026 14:55
Governo italiano propone obbligo per i social media di segnalare messaggi di violenza

Roma, 20 ottobre 2026 – Oggi, in Consiglio dei ministri, si discuterà una norma per obbligare i provider delle piattaforme social a comunicare qualsiasi informazione utile alla polizia giudiziaria per identificare i messaggi relativi a episodi di violenza. Questa iniziativa del governo nasce in risposta agli scontri avvenuti nei giorni scorsi, riporta Attuale. I social network, in particolare Instagram e TikTok, hanno svolto un ruolo cruciale nella diffusione degli appelli alla mobilitazione, amplificando il malcontento giovanile e favorendo la circolazione di contenuti provocatori. La mobilitazione a Milano, in particolare, è stata orchestrata online attraverso reti digitali che si presentavano come espressioni spontanee di disagio giovanile.

In gioco il ruolo dei social network

La piazza si accende, la rabbia corre sullo smartphone e la violenza diventa virale. Prima gli appelli alla mobilitazione, poi le immagini degli scontri e infine i video delle devastazioni che rimbalzano da un profilo all’altro. Questo cortocircuito tra realtà e rete ha portato il governo a riflettere su quanto successo a Milano e Torino, dove le manifestazioni contro il carovita sono degenerato in episodi di guerriglia urbana. TikTok e Instagram hanno facilitato la diffusione degli appuntamenti tramite account e reti digitali. Resta da chiarire, tuttavia, quanto la mobilitazione sia stata pianificata e quanto derivi invece dall’incontro tra diversi gruppi, uniti dal malcontento e dalla volontà di visibilità. La proposta, ancora in fase di definizione, solleva interrogativi sui criteri per distinguere tra un appello alla protesta e un messaggio che incita alla violenza.

Cosa prevede il Digital Services Act

Il Digital Services Act europeo impone obblighi per la gestione dei rischi sistemici, inclusi quelli sulla diffusione di contenuti illegali e all’incitamento alla violenza. Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha ribadito che i servizi online devono “valutare e mitigare” il rischio di “amplificazione e incitamento alla violenza online”, affrontando questa questione “con serietà” e garantendo che i propri algoritmi e servizi non siano utilizzati in modo improprio. Il regolamento stabilisce che le piattaforme devono rispettare gli ordini legittimi di condivisione delle informazioni emessi dalle autorità nazionali. Pertanto, la questione non riguarda solo se i social debbano collaborare, ma come garantire che questa collaborazione non si traduca in un controllo indiscriminato della libertà di espressione.

Dal Quirinale arriva un monito alla prudenza

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha condannato le violenze definendole “inaccettabili”, ma ha anche invitato a un’”analisi intelligente e approfondita” di questo nuovo fenomeno, caratterizzato dalla presenza di “soggetti inediti”. Il Capo dello Stato ha sottolineato l’importanza di comprendere chi siano i protagonisti dei disordini e quali dinamiche li abbiano spinti in piazza, per evitare che la risposta normativa sia dettata dalla sola urgenza del momento. La sicurezza, nel ragionamento del Colle, deve garantire che le manifestazioni si svolgano pacificamente, senza che la violenza soffochi il diritto di protesta.

Dalle piattaforme ai militari sul territorio

In seguito alle devastazioni, il governo ha annunciato l’invio di altri 500 militari a Milano con poteri di polizia giudiziaria. “C’è una situazione alla quale il governo risponderà con grande fermezza già oggi con il Cdm. Ci saranno 500 militari che avranno anche poteri di polizia giudiziaria e contribuiranno a garantire la sicurezza e un’altra forte attività di prevenzione,” ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La risposta del governo sarà fermissima per garantire il libero commercio e la circolazione dei cittadini nei centri storici,” ha aggiunto, definendo “inaccettabile” quanto accaduto a Milano. In aggiunta, il governo punta a intervenire anche sul fronte digitale, con la discussione in Consiglio dei ministri di una norma che obbligherebbe i provider delle piattaforme social a comunicare informazioni alla polizia giudiziaria per identificare messaggi legati a episodi di violenza.

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