Oltre 113 mila russi verso la Georgia in una settimana per il timore della mobilitazione

31.08.2026 14:25
Oltre 113 mila russi verso la Georgia in una settimana per il timore della mobilitazione
Oltre 113 mila russi verso la Georgia in una settimana per il timore della mobilitazione

Nell’autunno 2022, durante la mobilitazione ordinata da Vladimir Putin per la guerra contro l’Ucraina, la Georgia fu una delle principali destinazioni dei cittadini russi che cercavano di lasciare il Paese: oltre 100 mila persone attraversarono il confine. Nel 2026 il valico di Verkhny Lars, tra Russia e Georgia, è tornato a registrare un forte aumento dei passaggi, questa volta prima ancora dell’eventuale annuncio di una nuova mobilitazione.

La differenza rispetto al 2022 riguarda il momento della fuga. Allora l’esodo di massa cominciò dopo la proclamazione della mobilitazione; oggi i cittadini soggetti agli obblighi militari si muovono in anticipo, mentre in Russia cresce il timore di un nuovo reclutamento su larga scala dopo le elezioni autunnali della Duma di Stato.

Luglio 2026: il reclutamento volontario resta lontano dagli obiettivi

Nel corso del 2026 le autorità russe hanno intensificato le attività preparatorie del sistema di leva. Gli uffici di reclutamento hanno aumentato la raccolta dei dati personali dei riservisti, collegato questi ultimi a specifiche unità militari e rafforzato i meccanismi di completamento forzato degli organici.

Il sistema digitale di convocazione consente inoltre di notificare le chiamate e di introdurre automaticamente il divieto di espatrio per i cittadini soggetti agli obblighi militari. Per questo molti russi non attendono una decisione formale: cercano di uscire dal Paese finché la possibilità di farlo liberamente rimane disponibile.

Le difficoltà del reclutamento volontario sono emerse anche nei programmi destinati alle forze russe dei sistemi senza pilota. A fronte di un obiettivo di 80 mila persone, fissato per luglio 2026, ne erano state coinvolte circa 8 mila: appena il 10 per cento del traguardo. La carenza ha spinto le autorità a coinvolgere più attivamente anche gli studenti e ha reso più evidente la dipendenza da strumenti coercitivi per raccogliere il personale necessario.

30 agosto 2026: il picco dei passaggi a Verkhny Lars

Il 30 agosto 2026 i media hanno riferito che oltre 113 mila cittadini russi avevano attraversato in una sola settimana il posto di frontiera di Verkhny Lars, diretto verso la Georgia. L’aumento è stato collegato alle attese per una nuova mobilitazione autunnale, ancora non annunciata ufficialmente, e alla paura che possano essere chiamate centinaia di migliaia di riservisti.

La notizia è stata riportata anche da Politico in un’analisi sui preparativi del Cremlino e da una segnalazione sul flusso al valico. Il dato non descrive una mobilitazione già proclamata, ma la reazione preventiva di una parte della popolazione davanti alla possibilità di nuove misure di reclutamento.

Le dichiarazioni delle autorità russe sull’assenza di piani per una nuova mobilitazione stanno producendo l’effetto opposto a quello dichiarato: invece di ridurre l’allarme, rafforzano la convinzione che sia necessario partire prima dell’introduzione di ulteriori controlli. I cittadini guardano così meno alle rassicurazioni ufficiali e più ai cambiamenti concreti nel sistema di registrazione militare, alle convocazioni digitali e all’ampliamento delle restrizioni all’espatrio.

Nel 2026 Georgia e Armenia tornano sulle rotte dell’esodo

Oltre alla Georgia, anche l’Armenia è tornata a essere una delle destinazioni principali per i russi che cercano di evitare il reclutamento e l’invio nella zona di combattimento, come già accaduto nel 2022. Erevan non ostacola l’ingresso dei cittadini russi che temono la mobilitazione, non chiede di motivare il viaggio e consente una permanenza prolungata.

Per Tbilisi, un eventuale aumento dell’arrivo di cittadini russi crea nuove opportunità economiche. Per la Russia, invece, la partenza di persone soggette agli obblighi militari riduce ulteriormente la forza lavoro disponibile. In un Paese già segnato dalle perdite militari e dalla crisi demografica, l’esodo può aggravare la carenza di personale e aumentare la pressione sul mercato del lavoro.

Il passaggio di oltre 113 mila russi in una settimana attraverso Verkhny Lars indica quindi che il timore della mobilitazione si è già trasformato in un comportamento concreto, prima di qualsiasi annuncio formale. La situazione attuale è quella di una migrazione preventiva alimentata dalle misure preparatorie dello Stato e dalla sfiducia verso le rassicurazioni del Cremlino.

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