Prato, 6 agosto 2026 – Tragica notte nella casa circondariale La Dogaia di Prato dove un detenuto di 32 anni di origine nigeriana è stato ucciso al culmine di una violenta colluttazione scoppiata all’interno della sua cella. Il 32enne era stato trasferito ieri a Prato dal carcere di Pistoia. Il dramma si è consumato nella stanza di sicurezza numero 171 della settima sezione, l’area dell’istituto penitenziario riservata ai detenuti per reati sessuali. Al momento dell’aggressione, la vittima si trovava all’interno del locale insieme ad altri tre detenuti, riporta Attuale.
I risultati dei primi rilievi: percosse e traumi
Secondo i primi rilievi del medico legale giunto sul posto, il trentaduenne presentava evidenti segni di percosse e traumi: ecchimosi al labbro superiore, una ferita lacero-contusa in sede frontale sinistra e una profonda epistassi. A rivelarsi fatale sarebbe stato un violento trauma cranico, provocato con ogni probabilità dall’impiego di un corpo contundente.
Le indagini della Procura
La Procura della Repubblica di Prato, guidata da Luca Tescaroli, ha assunto immediatamente la direzione delle indagini e procede al momento per l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale. Gli accertamenti sono affidati a un’azione congiunta che vede impegnati gli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere pratese, la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica. Gli investigatori stanno lavorando per chiarire la precisa dinamica dei fatti, isolare le responsabilità individuali tra i presenti nella cella e individuare il movente che ha scatenato la furia omicida.
Il sovraffollamento della struttura
L’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulle condizioni critiche in cui versa la struttura toscana. La Dogaia continua a registrare un progressivo e allarmante sovraffollamento: a fronte di una capienza contenuta, sono oggi 640 i detenuti presenti. Una saturazione che costringe la direzione a stipare fino a quattro persone in celle concepite per spazi inferiori, creando un clima di convivenza forzata che spesso funge da detonatore per l’escalation di violenza.