Pentagono blocca l’uso degli ATACMS da parte di Kyiv

25.08.2025 12:20
Pentagono blocca l’uso degli ATACMS da parte di Kyiv
Pentagono blocca l’uso degli ATACMS da parte di Kyiv

Il 24 agosto 2025 l’agenzia Reuters ha riferito che il Pentagono, sotto la nuova amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, ha introdotto una procedura non ufficiale che limita l’impiego da parte dell’Ucraina dei missili a lungo raggio ATACMS contro obiettivi militari situati in territorio russo. La decisione prevede che l’autorizzazione a tali attacchi possa essere concessa esclusivamente dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, di fatto rallentando o bloccando la possibilità di colpire in profondità oltreconfine.

Motivazioni ufficiali e contesto politico

Secondo fonti interne, la misura viene presentata come strumento per evitare l’escalation e preservare le scorte statunitensi di armamenti. Tuttavia, il provvedimento si inserisce anche nei tentativi della Casa Bianca di riavviare un dialogo con il Cremlino. Dalla primavera, le autorizzazioni per l’impiego di ATACMS sono state congelate, mentre la Russia continua a lanciare missili e droni dalla propria retrovia senza restrizioni, creando una netta asimmetria strategica.

Impatto sul campo e costi per gli alleati

L’impossibilità per Kyiv di colpire basi aeree, depositi di munizioni e infrastrutture logistiche all’interno della Russia rende il fronte più statico, prolunga gli scontri e aumenta la domanda ucraina di sistemi di difesa aerea e munizioni. Ciò si traduce in costi finanziari, energetici e geopolitici crescenti per i contribuenti statunitensi e per gli alleati europei. Un’autorizzazione a colpire obiettivi militari in profondità ridurrebbe la durata del conflitto e, in prospettiva, anche la spesa complessiva per il sostegno a Kyiv.

Questioni di diritto internazionale

L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il diritto all’autodifesa, incluso il colpire obiettivi militari da cui provengono attacchi. In questo quadro, i limiti imposti da Washington trasformano alcune aree del territorio russo in una “zona immune”, in contrasto con lo spirito del diritto internazionale. Al contrario, attacchi mirati a infrastrutture militari ridurrebbero l’intensità dei bombardamenti russi contro le città ucraine, salvando vite civili e abbassando il costo umanitario della guerra.

Rischi di escalation e credibilità della deterrenza

Analisti sottolineano che i rischi di escalation possono essere gestiti attraverso una lista ristretta di obiettivi militari e una procedura trasparente di approvazione. La proibizione generalizzata, invece, invia a Mosca il segnale che la sua retrovia resta protetta da vincoli politici degli alleati. Inoltre, il messaggio di esitazione mina la credibilità degli Stati Uniti agli occhi dei partner europei e asiatici, incoraggiando potenze rivali come la Cina a testare i limiti della deterrenza occidentale.

Ripercussioni geopolitiche

L’attuale politica, che rappresenta una parziale inversione rispetto all’allentamento delle restrizioni avvenuto nell’autunno 2024, viene percepita come incoerente e demoralizzante per gli alleati. Limitare la capacità ucraina di reagire rischia di allungare il conflitto, incrementare i flussi migratori verso l’Europa e accrescere i costi di ricostruzione. Viceversa, consentire attacchi su nodi militari russi ridurrebbe la pressione sulla popolazione civile, alleggerirebbe il peso economico sugli alleati e rafforzerebbe la posizione di Washington nel confronto globale con Pechino.

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