Pietro Bartolo: “Il Papa richiama l’Europa sulla crisi dei migranti a Lampedusa”

06.07.2026 02:55
Pietro Bartolo: “Il Papa richiama l'Europa sulla crisi dei migranti a Lampedusa”

La visita del Papa a Lampedusa: un incontro che ricorda le tragedie dei migranti

Roma, 6 luglio 2026 – Pietro Bartolo, il medico che dieci anni fa ha salvato il giovane Leonardo Derek Montana, ha assistito sabato mattina alla consegna di un pallone al Papa Leone XIV durante la sua visita a Lampedusa. Bartolo, ex europarlamentare del Pd dal 2019 al 2024, è oggi un politico e attivista per i diritti umani, riporta Attuale.

“Ero presente all’incontro – racconta Bartolo – ed è stato molto emozionante. Entrambi si sono spiegati senza troppe parole e hanno voluto ricordare tutti quei migranti che non ce l’hanno fatta e sono morti annegati, a partire proprio dalla mamma di Leonardo. Per anni mi ha chiesto se l’avevo conosciuta e se ero riuscito a scambiarci una parola; poi vedendo i tanti che come lei erano stati inghiottiti dal mare si è rassegnato”.

La visita del Papa sarà uno stimolo per fermare queste morti?

“Il Pontefice ha richiamato l’Europa alle sue responsabilità e l’ha bacchettata per le sue decisioni. Il nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo firmato dalla Ue promuove accordi con le dittature di alcuni stati africani per riaccogliere i migranti che sono fuggiti da quei regimi. Questo patto ha un solo effetto, quello di rafforzare la posizione dei trafficanti di migranti, i quali spesso finanziano quei regimi. A un dittatore non importa nulla se poi la gente muore in mare; prima la sfrutta e poi la fa viaggiare in condizioni di fortuna. Il risultato è che dal 2009 ad oggi più di 50mila persone sono morte in mare. Qui a Lampedusa si dice che il mare nostrum si è trasformato nel mare mostrum”.

Il Pontefice ha anche detto che i migranti possono essere un’opportunità. Cosa ne pensa?

“Presto saranno una necessità. Nel prossimo decennio, l’Europa, sempre più anziana, diventerà una RSA e non ci sarà più manodopera disponibile. Già ora, alcuni lavori di fatica sono per lo più svolti da migranti. Chi dice che non c’è posto per loro e che rubano il lavoro ai nostri figli dovrebbe essere più chiaro e dire che c’è posto solo se fanno quello che noi europei non siamo disposti a fare. Parlano di difesa dei confini o di terrorismo, ma non siamo in guerra e un terrorista non viaggia su un barcone ma in aereo”.

È innegabile che nella nostra società c’è spesso un sentimento di diffidenza verso i migranti. Perché?

“Non sempre. Noi di Lampedusa nel nostro DNA abbiamo la legge del mare, essendo dei pescatori; siamo abituati prima a salvare e poi a chiederci se chi abbiamo salvato è una persona onesta oppure no. In Italia si fa l’esatto contrario, si mettono tutti i migranti in un CPR e si tengono lì in attesa di capire cosa fare di loro. La nuova legge sui rimpatri voluta dal governo di centrodestra è di fatto una deportazione in Albania che non può funzionare, perché, lo ribadisco, i regimi non sono interlocutori affidabili e fanno solo i loro interessi”.

Il 15 luglio nasce ‘Rete Lampedusa’ di cui lei è un promotore. Cosa porta realtà di diversa estrazione, ma comunque impegnate nell’accoglienza, a mettersi insieme?

“Ci sono due esigenze. La prima è quella di dare voce e dignità ai tanti morti in mare per evitare che queste tragedie si ripetano. Vorremmo che nella prossima visita a Lampedusa il Papa venisse solo per fare il bagno nel nostro bellissimo mare e non per ricordare nuove vittime. La seconda è creare un vero aiuto a casa loro creando dei ‘corridoi del lavoro’. Siamo già partiti con un progetto che consente ai migranti di ricevere una formazione di base a casa loro in modo tale da poter avere un lavoro in Europa e, quindi, entrare in Italia con un regolare permesso di lavoro”.

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