Trump e Zelensky: Avanzamenti a Mar-a-Lago senza accordo definitivo
Al termine dell’incontro a Mar-a-Lago, Florida, Donald Trump e Volodymyr Zelensky hanno dichiarato di essere d’accordo al 90-95%. Tuttavia, questioni fondamentali come il destino del Donbass e le garanzie di sicurezza rimangono irrisolte, riporta Attuale.
La giornata ha chiarito la dinamica delle trattative in corso, evidenziando una sorta di tiro alla fune politico-diplomatico fra Vladimir Putin e Zelensky, entrambi intenti a portare Donald Trump dalla loro parte.
Durante il ricevimento, Trump si è mostrato più ben disposto rispetto al passato, elogiando Zelensky come un uomo coraggioso. Tuttavia, poco prima, Trump aveva avuto una lunga conversazione di due ore e mezza con Putin, il quale ha tentato di capitalizzare sulla video chiamata, affermando che Mosca e Washington si sono accordate su aspetti chiave del negoziato.
In particolare, se Zelensky desidera una pace duratura, dovrà prendere una “decisione rapida” riguardante il Donbass, ordinando al suo esercito di ritirarsi anche dai territori sotto il suo controllo. In risposta a questioni sul processo di negoziazione, Trump ha affermato che “non ci sono scadenze” e che la situazione è complessa, evitando pressioni aggiuntive.
Se questa posizione si mantiene, Zelensky potrebbe guadagnare tempo prezioso senza dover affrontare ultimatum, liberandosi così da eventuali pressioni esterne. Nel contempo, Trump ha rivelato di aver avuto una buona conversazione con Putin, convinto di aver individuato potenziali percorsi per avvicinare le parti in conflitto.
Il Cremlino, desideroso di estendere il suo controllo su tutto il Donbass, sembra disposto a considerare le garanzie di sicurezza offerte dagli Stati Uniti e, in misura limitata, anche dagli alleati europei. Tuttavia, Zelensky non è convinto e potrebbe accettare di fare una concessione riguardante il fronte solo se ciò garantirà un meccanismo di deterrenza credibile.
Di conseguenza, la delegazione americana ha insistito su come proteggere in futuro la sovranità e i confini dell’Ucraina, coinvolgendo anche i partner europei in questo processo. Trump ha elogiato gli alleati europei per l’ottimo lavoro svolto in materia di pianificazione militare per rassicurare Zelensky e la popolazione ucraina.
Due soluzioni sono attualmente in discussione: la prima prevede l’invio di una forza di interposizione, come richiesto da Regno Unito e Francia, che sarebbe schierata nella retroguardia ucraina una volta raggiunto un cessate il fuoco. La seconda, proposta dall’Italia, consiste nell’estendere l’articolo 5 del Trattato Nato all’Ucraina, implicando l’impegno militare di tutti gli alleati in caso di aggressione.
Tuttavia, Trump ha espresso l’intenzione di mantenere un ruolo più defilato per gli Stati Uniti, lasciando agli europei il compito di mobilitare le forze armate. Per Zelensky, questa copertura potrebbe rivelarsi insufficiente; il presidente ucraino ha cercato di sollecitare un maggiore coinvolgimento statunitense, suggerendo vantaggi economici per le aziende americane interessate alla ricostruzione del Paese e all’estrazione delle sue risorse minerarie.
Trump ha accennato a “possibili guadagni” per entrambi le parti, ma la realizzazione di questi piani dipenderà da sviluppi futuri. Un nuovo summit tra Zelensky, Trump e i leader europei potrebbe tenersi a Washington all’inizio di gennaio, mentre le comunicazioni con Mosca continueranno, con la speranza di ricevere risposta da Putin entro settimane.