Meta e il dibattito sulla protezione dei minori: nuove norme in discussione
Il recente patteggiamento record tra Meta e 47 Stati americani ha riacceso il dibattito sulle normative da applicare alle aziende che traggono profitto dall’uso dei social da parte dei giovani. A tal proposito, il portavoce della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, Thomas Regnier, ha dichiarato che continua un dialogo costante per garantire un adeguato livello di protezione per i minori nell’Unione europea, riporta Attuale.
L’Unione Europea ha avviato un’inchiesta su Meta per sospetti simili. Recentemente, le autorità europee hanno concluso che Meta, sia per Facebook che per Instagram, infranga il Digital Services Act (Dsa) a causa del suo design che favorisce la dipendenza. L’obiettivo è fornire protezioni concrete ai minori online. “Meta è consapevole delle nostre aspettative. Ora spetta all’azienda dimostrare i propri impegni nella nostra Unione per proteggere i ragazzi”, ha affermato Regnier. Bruxelles ha chiarito che si attende una gestione appropriata del tempo di utilizzo dello schermo e un adeguato controllo parentale su queste piattaforme. Non si tratta di stabilire chi infliggerà la multa più alta, ha concluso il portavoce.
Il dibattito si intensifica anche in Italia, dove il deputato di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, ha sottolineato che l’obiettivo non deve essere la contrapposizione né misure punitive, ma piuttosto un dialogo costante e istituzionale tra legislatori e piattaforme. “La soluzione appare molto strumentale”, ha detto.
Ernesto Caffo, psichiatra e presidente di Telefono Azzurro, ha espresso scetticismo riguardo alla mega multa inflitta a Meta, affermando che non risolverà la dipendenza dai social. “Sembra piuttosto un modo per evitare un procedimento giudiziario rischioso su un tema cruciale come il modello utilizzato dalle piattaforme per raccogliere dati dei minori”, ha dichiarato. Caffo ha evidenziato comunque elementi positivi, come l’impegno dell’azienda a investire in tematiche relative ai giovani.
I social media, ha spiegato Caffo, alterano lo sviluppo emotivo dei ragazzi, esponendoli a processi cognitivi anticipati che compromettono le relazioni interpersonali. “Ciò può portare alla dipendenza”, ha aggiunto, evidenziando l’emergere di disturbi d’ansia e depressione tra i giovani, che spesso ricorrono a chatbot per affrontare le proprie problematiche. Tali interazioni, a loro volta, possono intensificare comportamenti autolesivi o aggressivi.
“Le piattaforme sono consapevoli dei rischi connessi, anche in virtù delle cause avviate negli Stati Uniti. Senza una supervisione umana, il problema è capire i limiti delle tecnologie”, ha continuato Caffo. I social offrono una risposta costante ai giovani, che possono trovare più facile interagire con un sistema che governa piuttosto che confrontarsi con le figure di autorità.
Infine, Caffo ha messo in evidenza la necessità di investimenti nell’educazione da parte di scuole e genitori, sottolineando il ruolo cruciale delle aziende nella progettazione di piattaforme al servizio della società piuttosto che del profitto. “Le istituzioni devono creare regole condivise a livello globale per proteggere le nuove generazioni”, ha concluso, evidenziando che l’efficacia deriverebbe da un’azione congiunta di istituzioni, aziende, società civile e famiglie per fornire strumenti adeguati di protezione.
Le chiacchiere su queste normative sono sempre interessanti… ma alla fine cosa cambia? Meta continuerà a guadagnare e i minori saranno sempre più esposti. Serve un vero impegno! Qualcuno pensa che una multa risolva il problema? Assurdo!