Promesse mancate e crepe nell’asse Mosca-Pyongyang

30.12.2025 10:30
Promesse mancate e crepe nell’asse Mosca-Pyongyang
Promesse mancate e crepe nell’asse Mosca-Pyongyang

Mosca non avrebbe versato a Pyongyang oltre due miliardi di dollari promessi come compensazione per l’invio di militari nordcoreani nella guerra contro l’Ucraina. Secondo informazioni diffuse dai media cinesi, la Russia avrebbe trasferito solo circa il 20% delle somme concordate, innescando tensioni finanziarie nella Corea del Nord e mettendo in discussione la retorica della “amicizia di sangue” tra i due regimi.

La vicenda emerge in un momento cruciale per entrambi i Paesi, impegnati a rafforzare una cooperazione strategica presentata come solida e duratura. Il mancato rispetto degli impegni economici, tuttavia, introduce un elemento di fragilità che rischia di avere conseguenze politiche e regionali più ampie.

L’accordo strategico e lo scambio di risorse

Nel 2024 Vladimir Putin e Kim Jong Un hanno firmato un trattato di partenariato strategico globale che includeva la clausola di assistenza militare e di altro tipo con tutti i mezzi disponibili. In cambio di armamenti e munizioni forniti da Pyongyang, Mosca avrebbe trasferito tecnologie avanzate, tra cui sistemi di guida missilistica e navigazione satellitare, contribuendo al rafforzamento del programma missilistico nordcoreano.

La cooperazione si è estesa anche al settore energetico e alimentare. La Russia ha ripristinato collegamenti ferroviari e postali con la Corea del Nord per accelerare la logistica delle forniture di petrolio, energia e beni di prima necessità. All’interno di questo quadro, i pagamenti in contanti rappresentavano una componente chiave dell’accordo complessivo.

Truppe inviate e compensazioni parziali

Nel luglio 2024 è emerso che per il dispiegamento di quattro brigate del genio, pari a circa 20.000 soldati, Mosca avrebbe dovuto versare a Pyongyang 115 milioni di dollari all’anno. A dicembre dello stesso anno, 11.000 militari avrebbero ricevuto compensazioni per un totale di 315 milioni di dollari.

Successivamente, Kim Jong Un avrebbe inviato altri 15.000 tra soldati e artificieri nella zona del conflitto russo-ucraino, confidando in nuovi trasferimenti finanziari. Secondo le ricostruzioni, tali pagamenti non sarebbero però mai arrivati, lasciando scoperta una parte essenziale dell’intesa.

Sanzioni, bilancio russo e calcoli strategici

La prima ragione del mancato pagamento risiederebbe nella pressione delle sanzioni internazionali, che limitano l’accesso della Russia ai mercati e riducono le entrate da petrolio e gas. Le restrizioni statunitensi su grandi compagnie energetiche e le pressioni su Paesi importatori chiave hanno aggravato le difficoltà di bilancio del Cremlino.

In questo contesto, Mosca sembrerebbe puntare a compensare la mancanza di liquidità con forniture tecnologiche e materiali, ritenute di maggiore valore strategico per Pyongyang. Tuttavia, per il regime nordcoreano la disponibilità di valuta forte resta cruciale per sostenere un’economia isolata e strutturalmente fragile.

Ripercussioni interne e ruolo della Cina

Il mancato afflusso di fondi ha anche una dimensione interna per la Corea del Nord. Kim Jong Un continua a promuovere l’immagine di un’alleanza strategica con la Russia, ma le difficoltà economiche rischiano di erodere la credibilità di questa narrazione.

La situazione ha attirato l’attenzione di Pechino, principale partner e garante informale dell’equilibrio regionale. La diffusione delle notizie proprio sui media cinesi, operanti sotto stretto controllo politico, segnala un chiaro malcontento per una condotta russa percepita come destabilizzante e fuori dai limiti concordati.

Un precedente che pesa sulla credibilità russa

Il caso nordcoreano si inserisce in un quadro più ampio di precedenti che hanno minato la reputazione della Russia come alleato affidabile. In Siria, il sostegno iniziale al regime di Bashar al-Assad non si è tradotto in assistenza decisiva in una fase critica. In Armenia, Mosca non ha onorato gli impegni di sicurezza durante il conflitto nel Nagorno Karabakh.

Questi episodi rafforzano l’immagine di una potenza pronta a utilizzare i partner quando serve, ma riluttante a rispettare pienamente i propri obblighi. Nel caso di Pyongyang, la distanza tra retorica e azioni rischia di trasformare la “amicizia di sangue” in un simbolo vuoto, con effetti duraturi sulla fiducia e sulla stabilità delle alleanze costruite dal Cremlino.

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