Un’iniziativa legislativa proposta dal deputato leghista Igor Iezzi, riguarda una stretta severa per chi non si ferma al blocco della polizia. Presentata a luglio e ora pubblicata sul sito della Camera, la proposta di legge è emersa in un contesto delicato, essendo coincisa con la morte di Renee Nicole Good, vittima di una sparatoria a Minneapolis, avvenuta il 7 gennaio. Secondo Iezzi, il suo progetto intende affrontare l’attuale situazione in cui in Italia si ammette che i conducenti possano fuggire dai posti di controllo senza conseguenze significative, riporta Attuale.
Il caso Ramy a Piazzale Corvetto, Milano
La proposta, presentata l’11 luglio 2025, arriva mentre si concludono le indagini sul caso di Ramy Elgaml, un giovane morto nel novembre 2024 a seguito di un inseguimento da parte dei carabinieri. Iezzi afferma che attualmente, per i malviventi, darsi alla fuga è più conveniente rispetto a fermarsi ai blocchi. Nel contesto italiano, la fuga è considerata “illegittima” ma non costituisce un reato penale.
Pene detentive dai cinque ai vent’anni
La proposta legislativa di Iezzi prevede l’introduzione di un nuovo articolo nel codice penale, con pene detentive che vanno da uno a dieci anni per chi non ottempera agli ordini di arresto impartiti dalle forze dell’ordine. Questa pena aumenterebbe a cinque anni se il reato avviene nel tentativo di occultare armi o sostanze stupefacenti. Se la fuga è collegata a reati gravi, la pena potrebbe arrivare fino a venti anni di reclusione.
Iezzi: «Giusto che la polizia intervenga se si sfugge ai controlli»
Iezzi difende la sua proposta, sottolineando che non si tratta di un messaggio contro le forze dell’ordine, ma piuttosto un richiamo alla legalità. Secondo lui, mettere in pericolo la vita degli agenti e dei cittadini non è una questione da sottovalutare. “Non fermarsi a un posto di blocco non è una ragazzata, ma una cosa gravissima“, afferma il deputato.
«Gli agenti Usa hanno molto da imparare dalla polizia italiana»
Infine, Iezzi lancia un appello agli agenti statunitensi, sostenendo che «un episodio del genere in Italia difficilmente sarebbe accaduto» grazie al livello di formazione delle forze di polizia italiane, considerate tra le migliori al mondo. Sottolinea che, benché le leggi possano differire, l’addestramento e la preparazione degli agenti italiani sono un punto di forza che li distingue.