Proteste in Francia per la riforma della scuola: studenti richiedono più fondi e insegnanti

08.10.2026 12:45
Proteste in Francia per la riforma della scuola: studenti richiedono più fondi e insegnanti

Proteste studentesche in Francia: richieste di riforme urgenti e coinvolgimento sociale

Le recenti proteste in corso da due settimane in Francia vedono gli studenti mobilitarsi per chiedere un miglioramento delle condizioni scolastiche, inclusa la richiesta di un maggior numero di insegnanti, con orari scolastici più brevi e organizzati, e investimenti per la ristrutturazione delle strutture fatiscenti. Questo movimento, iniziato nelle periferie delle grandi città, richiede anche una revisione del sistema di accesso all’università, introdotto nel 2018 e oggetto di severe critiche, riporta Attuale.

Lo stato degli edifici scolastici in Francia è paragonabile a quello delle scuole italiane, con una media di età degli istituti che supera i sessant’anni. Solo il 15% di questi edifici è stato costruito o ristrutturato dal 2015, e responsabilità per la loro manutenzione grava sulle amministrazioni locali, le quali, in molti casi, si trovano a fronteggiare budget sempre più ridotti.

Le proteste hanno avuto origine in particolare nel liceo Saint-Exupéry di Créteil, dove gli studenti si sono uniti a uno sciopero degli insegnanti in cerca di un nuovo personale scolastico, inclusi più docenti e un nuovo infermiere. Il centro della mobilitazione si è poi spostato al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, noto per le gravi condizioni igieniche, con presenza di roditori e carenze strutturali, come soffitti crollati e mancanza di acqua corrente.

In Francia, la crisi di insegnanti è accentuata da un progressivo calo demografico e dalla diminuzione del numero di studenti, attesa a scendere di 1,7 milioni entro il 2035. Sebbene ci si aspetti una creazione di 3.257 posti di lavoro nel settore, questi saranno per lo più per infermieri e personale di supporto, mentre il numero di insegnanti a tempo indeterminato è destinato a diminuire di oltre 1.500 unità.

Questo andamento genera un disallineamento tra il numero di insegnanti e la realtà del corpo studentesco, specialmente nei licei, che stanno affrontando classi sovraffollate. Nel 2023, oltre il 40% degli studenti ha segnalato esperienze negative a causa della mancanza di insegnanti, un dato superiore alla media di altri paesi.

Il problema è particolarmente grave nelle periferie, come evidenziato dalle affermazioni di esponenti politici che hanno richiesto trasparenza riguardo alle stime sulle ore di lezione perse. Mentre la popolazione scolastica in altre aree è diminuita, nei dipartimenti svantaggiati come Seine-Saint-Denis è aumentata del 14% nel periodo 2005-2025.

Le scuole classificate come REP o REP+ hanno accesso a fondi maggiori per ridurre le disuguaglianze, ma spesso ricevono ancora meno risorse del necessario. Inoltre, l’anzianità e il tipo di contratto degli insegnanti variano notevolmente, influenzando la qualità dell’istruzione. Sebbene la percentuale di insegnanti esperti sia inferiore nelle aree svantaggiate, la differenza socioeconomica incide pesantemente sui risultati scolastici.

Un’altra richiesta comune riguarda il numero e l’organizzazione delle ore di lezione. Il modello educativo francese, rispetto a quello italiano, prevede una maggiore flessibilità e specializzazione, provocando però lunghe giornate scolastiche, con orari che vanno dalle 8 alle 18 senza intervalli adeguati.

La Francia spende più dell’Italia per l’istruzione, ma le recenti stime PISA mostrano che, nonostante una spesa in aumento, i fondi non garantiscono miglioramenti significativi nella qualità delle strutture scolastiche o nel personale. Per il 2027, il governo prevede di investire 64 miliardi di euro nel ministero dell’Istruzione, di cui l’82% è riservato agli stipendi degli insegnanti, mentre le risorse per le ristrutturazioni rimangono inadeguate.

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