Quale futuro per le YPJ dopo l’integrazione nelle forze di sicurezza siriane?

06.09.2026 12:05
Quale futuro per le YPJ dopo l'integrazione nelle forze di sicurezza siriane?

Integrazione delle YPJ nel ministero dell’Interno siriano: un passo delicato

Il 25 agosto, le Forze Democratiche Siriane (SDF), guidate dai curdi, si sono ufficialmente sciolte dopo l’integrazione nell’apparato statale siriano, lasciando una parte significativa delle loro forze armate, le YPJ (Unità di Protezione delle Donne), senza collocazione. Le oltre 1.500 combattenti delle YPJ non entreranno nell’esercito siriano, che le ha rifiutate, e da settimane sono in trattativa con il ministero dell’Interno per chiarire il loro futuro, riporta Attuale.

La scorsa settimana, il governo centrale siriano ha comunicato di aver raggiunto un accordo per l’integrazione delle YPJ nel ministero dell’Interno. Nonostante l’assenza di dettagli ufficiali, vari media locali hanno riportato che potrebbero far parte di una forza di sicurezza con compiti di contrasto al terrorismo. Le incertezze rimangono, poiché l’inserimento delle milizie femminili appare più complesso rispetto a quello delle forze maschili.

Sin dalla loro creazione nel 2013, le YPJ sono diventate un simbolo della resistenza curda e hanno svolto un ruolo cruciale nella lotta contro l’ISIS, sostenuta da Stati Uniti e altri alleati, a partire dalla storica battaglia di Kobane, riconquistata all’inizio del 2015. Le immagini delle donne curde in prima linea hanno catturato l’attenzione, contribuendo a diffondere la causa curda in Occidente.

Tuttavia, non è stato possibile integrare le YPJ come milizie separate nell’esercito siriano. Il nuovo governo di Ahmed al Sharaa, pur non vietando la partecipazione delle donne negli spazi pubblici e politici, ha limitato il loro ruolo, risultando marginalizzato rispetto alla società curda. Attualmente, nel parlamento siriano siedono 20 donne su 210 deputati e la loro presenza è limitata in alcuni reparti della polizia.

Il contesto socio-politico rende difficile l’inclusione di milizie femminili nell’esercito, prevalentemente composto da uomini musulmani conservatori e da ex membri delle milizie ribelli. Molti sono legati al gruppo Hayat Tahrir al-Sham (HTS), guidato da figure con legami precedenti con ISIS e al-Qaeda, creando un ambiente ostile all’integrazione delle YPJ.

Negli ultimi mesi, la questione dell’integrazione delle YPJ ha rappresentato un punto critico nei negoziati tra le SDF e il governo siriano. Ad aprile, il governo aveva ufficialmente rifiutato la loro integrazione, ma successivamente sono emerse proposte per un compromesso, inclusa una proposta di assegnare le YPJ a reparti della polizia turistica, un’unità creata nel 2025. Tuttavia, queste proposte sono state rifiutate dalle YPJ, anche se una loro portavoce ha negato che tale opzione fosse stata presentata.

Il 27 agosto, il ministero dell’Interno e le YPJ hanno finalmente annunciato di aver trovato un accordo al termine di una riunione tra i comandanti delle YPJ, la portavoce Ruken Jamal e il ministro dell’Interno siriano, Anas Hassan Khattab.

I curdi rappresentano circa il 10% della popolazione siriana e abitano principalmente nel nord-est del paese, dove hanno creato un’area autonoma nota come Rojava durante la guerra civile. Rojava è diventata un esperimento di governance di ispirazione socialista, puntando su democrazia dal basso e uguaglianza di genere, ma il nuovo governo siriano, con l’obiettivo di recuperare il controllo su tutto il territorio, ha aperto trattative con i curdi, nonostante i conflitti precedenti.

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