Referendum, Nordio provoca polemiche con attacchi alla magistratura e al Csm

16.02.2026 06:55
Referendum, Nordio provoca polemiche con attacchi alla magistratura e al Csm

Il dibattito infuoca la campagna referendaria: Nordio e il CSM nel mirino

Nella campagna referendaria, ogni schieramento sembra avere la sua arma segreta: letale, ma spesso involontaria. Mentre il fronte del No risente ancora dell’autogol di Nicola Gratteri, il Guardasigilli Carlo Nordio si propone di riequilibrare la situazione. In un’intervista incendiaria al Mattino di Padova, Nordio attacca le correnti della magistratura senza mezzi termini, definendo il sorteggio per il CSM come l’unica via per scardinare “il meccanismo para-mafioso e il verminaio correntizio”. La sua diagnosi è spietata: “Una consorteria autoreferenziale” dove chi si presenta davanti alla disciplina “può trovarci chi gli ha chiesto il voto”. “Se non hai un “padrino“ sei finito, morto”, sentenzia, bollando l’87% di adesione all’Associazione nazionale magistrati come “una percentuale bulgara”, riporta Attuale.

La reazione non si fa attendere. L’Anm insorge, accusando Nordio di “offendere la memoria delle vittime di mafia”. Dal CSM, il laico Ernesto Carbone si dice “indignato” e non esclude la possibilità che l’organo di autogoverno delle toghe avvii un procedimento disciplinare.

Politicamente, il caos si scatena. Elly Schlein (Pd) definisce le affermazioni “gravissime” e chiede a Giorgia Meloni di prendere le distanze. Giuseppe Conte (M5s) accusa il ministro di gettare “fango sulle istituzioni”, mentre l’alleanza Avs, con Bonelli e Fratoianni, avverte che è stato superato il limite: “Votare No serve a dare il benservito a Nordio”.

Questo concetto si scontra con la strategia della premier, intenzionata a disconnettere il destino del governo dall’esito del referendum. Per riprendere il controllo, Palazzo Chigi muove le sue pedine. Fratelli d’Italia parte all’attacco con Galeazzo Bignami che sintetizza i sentimenti di via della Scrofa affermando che “i giallorossi vogliono solo distogliere lo sguardo dalle gravissime dichiarazioni di Gratteri”. Se la Lega sceglie di non esporsi, Forza Italia entra in scena con Maurizio Gasparri, il quale cita il caso di Redouane Laaleg, migrante algerino trasferito in Albania per cui il giudice Bile ha condannato il Viminale a risarcire 700 euro, sottolineando la necessità di “sanzionare le toghe che sbagliano”.

I moderati del Sì, tuttavia, restano interdetti. Alcuni temono che il “falco“ Nordio possa avvantaggiare gli avversari; Carlo Calenda (Azione) invita tutti a tornare ai contenuti: “Se giochiamo a chi la spara più grossa, perde tutto il Paese”. Tuttavia, il Guardasigilli non retrocede. Nel pomeriggio, torna sulla polemica dichiarando: “Non capisco tanta indignazione per le mie parole sul CSM. Ho solo citato Di Matteo, modello per la sinistra, che nel 2019 parlò di mentalità mafiosa”. Inoltre, aggiunge: “Altri del partito del No si sono espressi in modo ben più brutale. Pubblicheremo un elenco”, riaccendendo le proteste e alimentando una nuova offensiva da parte del procuratore di Napoli, Gratteri, che afferma: “Il sorteggio? È truccato, vogliono indebolire il sistema”.

È evidente che il ministro della Giustizia, con le sue espressioni colorite, alludesse ai metodi delle correnti e non alla criminalità organizzata, proprio come è improbabile che Gratteri veda “indagati, imputati e massoni” tra i sostenitori del Sì. Tuttavia, l’uso di un lessico tanto inappropriato da parte del Guardasigilli crea imbarazzo al Quirinale. Sergio Mattarella, presidente del CSM, aveva recentemente espresso preoccupazione per le polemiche che rischiano di trasformarsi in un conflitto istituzionale. Si sa: il Capo dello Stato tende a non rispondere tempestivamente. Tuttavia, non è escluso che possa affrontare la questione in futuro. Le gaffe di Gratteri e Nordio, sempre più frequenti, derivano in parte dal loro basso profilo diplomatico e in parte da una campagna elettorale sempre più simile a una rissa da saloon, dove il merito del quesito referendario rischia di svanire.

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