Ricerche in corso per Elia Del Grande, evaso dalla casa-lavoro di Modena

07.11.2025 02:45
Ricerche in corso per Elia Del Grande, evaso dalla casa-lavoro di Modena

Varese, 7 novembre 2025 – Un tatuaggio a forma di farfalla, simbolo di libertà, l’immagine di un lago alla luce del tramonto e la frase “Mai ipotecare il futuro”. Questi sono i pochi elementi del profilo Facebook aperto da Elia Del Grande, il killer della strage di Cadrezzate, l’altro ieri sera, sei giorni dopo la fuga dalla casa-lavoro del Modenese, dove era internato dopo essere stato giudicato socialmente pericoloso. “Chi, al posto mio, non avrebbe tentato di scappare?”, si chiede Del Grande sulla sua pagina social, mentre invia anche una lunga lettera al giornale Varese News, nella quale spiega la sua fuga arrampicandosi sul muro: “Venivo trattato peggio di un detenuto”, riporta Attuale.

La strage dei fornai

Del Grande, nella notte del 7 gennaio 1998, all’epoca 22enne, uccise a fucilate il papà Enea, la mamma Alida e il fratello maggiore Enrico. Due colpi a testa, in quella che passò alla storia come la ’Strage dei fornai’. Compiuta per ‘odio’ – dichiarò lui in seguito – verso quei familiari che si opponevano alla sua relazione con una ragazza dominicana. Condannato all’ergastolo in primo grado, in appello la pena fu ridotta a 30 anni per vizio parziale di mente. Ne trascorse in carcere 26. Scarcerato, fu messo in libertà vigilata: andò a vivere in Sardegna, dove, però, tra furti e molestie ai vicini, fu ritenuto dal giudice socialmente pericoloso.

Nella casa lavoro

Disposero quindi per lui una misura di sicurezza: collocato a settembre nella casa di reclusione del Modenese, avrebbe dovuto rimanere qui sei mesi, fino a una nuova valutazione. Ma ha scelto di fuggire.

La lettera del latitante

Nella sua lettera, Del Grande si sfoga: “Avevo ripreso in mano la mia vita, ottenendo con sacrificio un ottimo lavoro, dando tutto me stesso in quel lavoro che oggi mi hanno fatto perdere senza il minimo scrupolo – mi riferisco alla magistratura di sorveglianza. Avevo ritrovato una compagna, un equilibrio, i pranzi, le cene, il pagare le bollette, le regole della società”.Scrive tutto d’un fiato, senza neppure una virgola, lamentando la decisione di un magistrato di Sorveglianza che lo ha nuovamente rinchiuso facendolo tornare indietro di mille passi riponendolo nella realtà repressiva carceraria. Definisce la casa-lavoro peggio del carcere, affermando che ci sono persone che sono entrate per sei mesi e si trovano internate per 4-5 anni. In una società civile, sostiene, questo “non dovrebbe più esistere”. In quella situazione, “mi sono ritrovato nuovamente peggio di un detenuto. Mi sono visto crollare il mondo addosso” e ha sentito “non considerato il mio impegno lavorativo” né “il percorso di reinserimento” in società.

“Pago per il mio nome e per ciò che ho commesso”

Oggi tutti “mi definiscono come il serial killer, il pazzo assassino che è sfuggito senza la minima remora e controllo, additandomi di tutte le cose del passato senza informarsi prima su cosa ho fatto da quando sono stato scarcerato il 16 luglio 2023”, incalza Del Grande, “questo e molto altro mi hanno spinto a provare il tutto per tutto pur di uscire da quella situazione”. Infine, aggiunge, “pago ancora fortemente lo scotto del mio nome e di ciò che ho commesso”. Si definisce “amareggiato” perché ciò “vorrà dire che qualsiasi pena uno possa pagare in questo Paese, comunque tu rimarrai sempre la persona responsabile del gesto commesso”.

Continuano le ricerche

Indagano senza sosta carabinieri e polizia penitenziaria. Del Grande si sarebbe nascosto nel Varesotto con l’attuale compagna, la stessa che lo aveva aiutato nel 2015 durante il tentativo di fuga dal carcere di Pavia, e ha con sé un telefonino, che era riuscito a far entrare nella casa di reclusione. Aspetta il momento giusto per scomparire. Quel suo profilo Facebook registrava appena tre amici. E spuntava anche un commento di qualche esaltato: “Sei un mito Elia”. Tuttavia, la sua fuga avrebbe i giorni contati.

I primi inquirenti a entrare quella notte nella villetta rosa di Cadrezzate, la scena del crimine, parlarono di “un lago di sangue”. Fu una mattanza. Ora, Del Grande vorrebbe che si smettesse di parlare di lui in relazione a quella strage. Ma il massacro di Cadrezzate è ancora una ferita aperta nella memoria collettiva di quella terra, che non può dimenticare.

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