Riconoscimento dello Stato di Palestina: quali paesi e le implicazioni

25.07.2025 12:15
Riconoscimento dello Stato di Palestina: quali paesi e le implicazioni

La Francia riconosce lo Stato di Palestina

Nella serata di giovedì 24 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che a settembre la Francia ufficializzerà il riconoscimento dello Stato di Palestina. Pochi ore dopo, diversi media internazionali, tra cui la CNN, hanno riportato che il Regno Unito e la Germania stanno considerando simili dichiarazioni. Attualmente, 11 paesi europei hanno riconosciuto la Palestina, a seguito del riconoscimento avvenuto a maggio 2024 da parte di Slovenia, Spagna e Irlanda, mentre oltre 140 dei 193 membri dell’ONU la riconoscono come «Stato osservatore non membro»., riporta Attuale.

Il riconoscimento di uno Stato nel diritto internazionale implica non solo la sovranità e il diritto all’integrità territoriale, ma anche la sua qualifica come soggetto di diritto internazionale. Di fatto, tale riconoscimento si traduce nell’istituzione di rappresentanze diplomatiche permanenti sul territorio dello Stato riconosciuto. Nel caso della Palestina, la questione ha assunto un’importanza simbolica crescente, specialmente nell’attuale contesto di conflitto, e invia un messaggio significativo agli altri Paesi occidentali riguardo le relazioni geopolitiche.

La Palestina ha proclamato la sua indipendenza il 15 novembre 1988, attraverso un atto unilaterale da parte del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat, che ha letto la Dichiarazione d’Indipendenza redatta dal poeta Mahmoud Darwish. Questo evento ha dato origine a diverse ondate di riconoscimento internazionale; molti stati, pur non riconoscendo formalmente la Palestina come uno Stato sovrano, appoggiano proposte alternative come quella della soluzione di due Stati, evidenziando la complessità della questione a livello globale.

I primi Paesi a riconoscere la Palestina, tra il 1988 e il 1989, furono quelli appartenenti alla Lega Araba. Contemporaneamente, anche le nazioni del blocco sovietico e i Paesi socialisti, oltre ai membri del Movimento dei non allineati, si allinearono in tal senso.

Negli anni compresi tra il 2009 e il 2011, vi è stata una forte ondata di riconoscimento nella regione dell’America Latina, con Paesi come Brasile, Argentina e Uruguay che hanno formalizzato tale posizione. Tuttavia, l’Unione Europea rimane divisa sulla questione; l’Islanda, non membro dell’UE, aveva già riconosciuto la Palestina nel 2011, mentre la Svezia, il 30 ottobre 2014, è stata la prima nazione dell’Unione a farlo, seguita da altri Paesi europei.

Attualmente, dieci Paesi del G20, inclusi Argentina, Brasile, Russia e Cina, riconoscono la Palestina, mentre altri otto, tra cui Stati Uniti, Canada e Germania, non l’hanno ancora fatto. La Francia si è recentemente aggiunta a questo gruppo. Inoltre, come reazione alla crisi di Gaza, nel 2024, si sono verificati ulteriori riconoscimenti coordiantati. Tra i Paesi che hanno accolto ufficialmente la Palestina ci sono Spagna, Irlanda, Norvegia e Slovenia, in un tentativo di incentivare il processo di pace.

Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha sottolineato che la Spagna tradizionalmente è riluttante nel riconoscere le istanze di indipendenza, temendo conseguenze sulle istanze autonomiste in Catalogna. Pertanto, il riconoscimento della Palestina riveste un’importanza particolare. Anche la Norvegia ha modificato la sua posizione, decidendo di riconoscere la Palestina per accelerare il processo di pace, in un contesto complesso e delicato.

L’Italia, pur sostenendo la soluzione di due Stati e mantenendo contatti diplomatici attraverso un ufficio a Gerusalemme, ha mostrato cautela. Recentemente, il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che l’Italia è favorevole al riconoscimento di uno Stato palestinese, sottolineando che la Palestina deve riconoscere Israele e non può essere governata da Hamas, riaffermando così il sostegno all’Autorità Nazionale Palestinese.

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