Proteste dei Rider contro Deliveroo: Le Condizioni di Lavoro Sotto Accusa
I rider della zona del Verbano-Cusio-Ossola si ribellano contro le condizioni di lavoro imposte dalla piattaforma Deliveroo, a causa dell’ampliamento della zona di consegna e delle pressioni derivanti da un sistema algoritmico considerato vessatorio. Il ventenne Filippo Testi, portavoce della protesta e studente di Storia all’Università di Torino, denuncia un sistema che costringe i lavoratori a prendere ordini svantaggiosi o a subire penalizzazioni nelle successive assegnazioni. “La notizia – ha commentato Testi – ha avuto una vasta eco in poco tempo e questo ci ha aiutati, perché la cittadinanza di Verbania sa che siamo nel pieno di una vertenza, quindi non polemizza per le consegne rallentate”, riporta Attuale.
A Verbania, i rider sono circa quindici, suddivisi equamente tra italiani e stranieri. “L’algoritmo – prosegue Testi – ti mette davanti a un ricatto: accetti questo ordine poco conveniente, pericoloso ed estremamente lontano? Se rifiuti, sarai penalizzato nei prossimi giorni, ricevendo pochissimi ordini”. Questa situazione crea un contesto in cui i lavoratori si trovano a dover scegliere tra percorsi rischiosi, che possono anche raggiungere 35 km in bici elettrica, per una paga di soli sette euro, o la perdita economica. “Prima eravamo divisi su tre aree – il Verbano, il Cusio, l’Ossola – ma da qualche tempo ci chiedono di recarci persino nella provincia di Novara”, ha aggiunto Testi.
In risposta alle problematiche sollevate, Testi e i suoi colleghi hanno contattato un sindacato per avviare una vertenza. “Abbiamo presentato queste criticità alla piattaforma Deliveroo in un incontro da remoto, il 15 dicembre scorso. L’azienda si è impegnata a cercare di risolvere i problemi segnalati. Ma i lavoratori ci hanno riferito che la situazione è addirittura peggiorata”, ha dichiarato Lucia Penna, segretaria Nidil Cgil di Novara Vco. Il 23 dicembre, la piattaforma ha inviato una mail contestando le affermazioni dei rider, ritenendo di non poter intervenire sulle condizioni del manto stradale e affermando di essere esonerata dalla questione di sicurezza dei lavoratori.
“Chi pedala non è un numero, ma una persona con diritto alla dignità – ha ribadito Testi –. La protesta non si ferma”. Questa mobilitazione rappresenta un esempio significativo delle lotte contemporanee nel settore della gig economy, dove le tecnologie digitali vengono spesso utilizzate per giustificare pratiche di sfruttamento, sollevando interrogativi sul futuro dei diritti dei lavoratori e sulla responsabilità delle piattaforme tecnologiche.
Incredibile ma vero! Questi rider si trovano a dover affrontare situazioni assurde e rischiose per pochi euro… E nessuno sembra preoccuparsene davvero. La tecnologia che dovrebbe semplificare la vita diventa una trappola. Ma come è possibile? La dignità non ha prezzo, eppure qui c’è chi la ignora!