Rubio apre il dialogo a Monaco: «Legame indistruttibile tra Usa ed Europa, errori da correggere insieme»

14.02.2026 11:05
Rubio apre il dialogo a Monaco: «Legame indistruttibile tra Usa ed Europa, errori da correggere insieme»

DALLA NOSTRA INVIATA
MONACO – Marco Rubio ha affermato a Monaco ciò che l’Europa attendeva con impazienza. Lontano dall’assumere un tono aggressivo in risposta alle osservazioni di Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, che avevano parlato di «frattura» e di un’Europa più sovrana, ha concluso con la dichiarazione: «Il passato è finito, il futuro è inevitabile, e il nostro destino insieme ci aspetta, riporta Attuale.».

Il segretario di Stato americano, noto come «ricucitore di Trump», ha sottolineato che il mondo di ieri non esiste più. Si è rivolto agli «amici europei», affermando che l’America resterà sempre, storicamente, «il figlio dell’Europa». Pur non rinnegando in modo netto le politiche adottate sotto Trump, ha proposto una strada condivisa per il futuro.

Fine della storia

Secondo Rubio, l’Occidente ha nutrito un’illusione dopo la caduta del Muro di Berlino: l’idea della «fine della storia». Tale concezione, considerata folle e errata, ha comportato scelte discutibili negli ultimi trent’anni: «Abbiamo aperto i nostri confini a un’ondata incontrollata di migrazione di massa, che ha minacciato la nostra società e la nostra cultura». Ha criticato le politiche di delocalizzazione e di deindustrializzazione, affermando che l’Occidente ha esternalizzato la sovranità e ha dato ascolto a una «setta climatica», mentre apriva le porte a una migrazione di massa senza precedenti.

Mentre altri Paesi si armavano come mai prima, l’Occidente ha commesso tali errori insieme, sostiene Rubio, aggiungendo che ora è fondamentale rinnovare e ricostruire collegialmente. Gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, desiderano intraprendere questa strada, se necessario da soli, ma auspicano di farlo insieme all’Europa, ribadendo che Usa ed Europa sono destinati a collaborare.

Una civiltà

Continuerà: «Siamo parte di una civiltà – la civiltà occidentale – e siamo legati da vincoli forti, da una storia comune, dalla religione e dalla lingua». Cita le radici comuni di questa civiltà, menzionando figure come Dante, Da Vinci e Michelangelo, mettendo in evidenza anche l’importanza di Cristoforo Colombo nel dare avvio alla «colonizzazione» americana.

Reaganiano

Rubio esorta l’Europa a essere «orgogliosa» di questa storia e a superare «il senso di colpa». Non è un’accusa di estremismo, ma una richiesta a tornare ai valori del passato, similmente a quanto avvenne nel 1945, quando l’Europa rifiutò di adottare un approccio di declino. In quel frangente, Rubio sottolinea, l’Europa intraprese una rinascita.

Rubio chiarisce che la sicurezza nazionale va oltre gli investimenti militari e l’adempimento degli obiettivi della NATO: «La sicurezza nazionale non è solo una questione tecnica», evidenziando che la domanda cruciale è quale visione di difesa deve guidare le scelte future.

No al declino

«Decline is a choice», il declino è una scelta, è l’avvertimento di Rubio, che rifiuta di essere un «amministratore di un declino gestito». Viene sottolineata l’importanza di avere alleati forti, capaci di difendersi autonomamente e fieri della propria cultura, richiedendo una riforma della cooperazione internazionale. La leadership americana si è rilevata essenziale per i cessate il fuoco a Gaza e per i negoziati sull’Ucraina; la soluzione non è abolire le istituzioni, ma riformarle.

In conclusione, Rubio sostiene che «lo status quo è rotto» e necessita di riparazione. In contrasto con il suo predecessore Vance, Rubio riafferma l’importanza di mantenere l’alleanza, segnalando la direzione per il futuro che gli europei possono aspettarsi dagli americani.

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