Sabino Cassese: “Giustizia e immigrazione, conflitto tra corporazioni”

09.08.2025 02:45
Sabino Cassese: "Giustizia e immigrazione, conflitto tra corporazioni"

Giustizia e Immigrazione: Un Doppio Gioco Politico

Roma, 9 agosto 2025 – Perché l’Italia continua a essere al centro di un duraturo scontro tra politica e giustizia, in particolare sul tema dell’immigrazione? “Prendiamo in considerazione due dei principali argomenti oggetto dell’accademia estiva dedicata ai media: giustizia e immigrazione, e cerchiamo di inserirli in una corretta prospettiva, iniziando dalla giustizia”, afferma Sabino Cassese, uno dei giuristi più rispettati in Italia, noto per il suo impegno nei processi politici e sociali, riporta Attuale.

Qual è la ‘dovuta prospettiva’ per analizzare il legame tra giustizia e politica?

“Ogni giorno, il sistema giudiziario emette migliaia di sentenze, inclusi annullamenti di atti governativi. Sono decine i funzionari coinvolti in procedure per responsabilità contabile e penale, mentre circa 9.000 magistrati continuano a svolgere il loro lavoro con serenità. Non esiste quindi una vera tensione tra politica e magistratura, ma piuttosto tra un piccolo gruppo di magistrati attivi e una parte della maggioranza attuale che sostiene il governo.”

Passiamo ora alla questione dell’immigrazione?

“Analizziamo i dati: nel 2022, circa 53.000 richieste di protezione internazionale sono state esaminate, il 48% delle quali è stato accolto. Nel 2023, la percentuale di esiti favorevoli è scesa al 37%. Nel 2024, delle 159.000 domande esaminate, 78.000 hanno ricevuto protezione, rappresentando quasi il 36%. L’Italia si posiziona tra i principali Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda il tasso di accoglienza degli stranieri, insieme a Germania e Spagna. I rimpatri durante il periodo 2022-2024 sono stati sostanzialmente ridotti, pari a circa la metà rispetto a quelli del periodo 2008-2019.”

Quali effetti ha questa polarizzazione nel dibattito riguardo ai due temi?

“Le accademie giuridiche attualmente attive nei media evidenziano quanto questo dibattito sia lontano dalle reali problematiche del Paese. Esse inducono i politici a confondere competizione e confronto diretto, amplificando le questioni e mescolando percezioni distorte con la realtà. Nella competizione, i partecipanti condividono alcuni obiettivi e valori tra loro, mentre nel confronto diretto emerge solo la volontà di mettere in difficoltà l’altro. Questo non riflette il vero spazio politico, ma piuttosto il modo in cui tale spazio è rappresentato. Pertanto, si genera un contrasto tra l’agone politico e la sua rappresentazione.”

A quali conseguenze porta tutto ciò?

“Questo clima spinge i contendenti a focalizzarsi sugli errori reciproci piuttosto che sulle proprie soluzioni. Se invece si trova un equilibrio nel valutare le problematiche nel loro contesto, la politica potrebbe riconquistare il suo ruolo. Infatti, il conflitto tende a mascherare l’assenza di vera politica, di proposte e di programmi.”

Le questioni discusse sembrano più una contesa tra corporazioni piuttosto che un reale interesse della pubblica opinione?

“Con il venir meno del partito politico, che storicamente fungeva da ponte tra società e Stato, la rappresentanza politica è stata rimpiazzata da quella corporativa. Così, sia chi è al governo che chi è all’opposizione cercano di riempire questo vuoto attraverso alleanze con organizzazioni di interesse. Ad esempio, le forze politiche si contendono il consenso dei grandi sindacati.”

Cosa non funziona in questo sistema di rapporti?

“Tutte le organizzazioni e corporazioni hanno il diritto di esistere. Tuttavia, esse esprimono interessi, non opinioni, e questi interessi devono essere trasformati in opinioni, compito che un tempo spettava ai partiti.”

Quali sono i processi degenerativi in atto e quali le loro conseguenze?

“Rischiamo un distacco sempre più significativo tra la realtà del Paese e i suoi apparati legali, con un accumulo di domande sociali non ascoltate dal sistema legale. Allo stesso tempo, la rappresentazione della società da parte delle istituzioni legali non viene riconosciuta dalla popolazione. Questo allontanamento può generare, nel lungo termine, tensioni più gravi.”

Qual è il percorso suggerito per raggiungere un equilibrio accettabile?

“La chiave è una maggiore partecipazione dei cittadini alla politica. È significativo notare che in passato l’8% della popolazione era iscritta ai partiti, mentre ora si è ridotto a meno del 2%. Contestualmente, oltre il 9% degli italiani di età superiore ai 14 anni è coinvolto in attività di volontariato. Questo contrasto è emblematico. La società civile è molto più attiva di quanto apparirà, e non si tratta di semplice apatia politica, ma di una reazione a una politica percepita come distante e mal rappresentata dai media.”

Ci sono speranze di trovare soluzioni a questa società polarizzata?

“La polarizzazione e il conflitto attirano attenzione, ingigantiti dai media e amplificati da comunicazioni digitali che permettono un dialogo pervasivo. Vorrei rispondere a questa domanda richiamando Jürgen Habermas, uno dei più grandi filosofi contemporanei, che quarant’anni fa scrisse un’opera sull’agire comunicativo, considerato come l’atto linguistico capace di generare consenso. Una comunicazione razionale e libera può favorire un contesto di intesa reciproca.”

1 Comment

  1. Ma dai, è pazzesco. Questa continua polarizzazione sull’immigrazione e giustizia sembra più un gioco politico che un reale interesse per il bene del paese. Le persone sono stanche di sentir parlare di conflitti tra corporazioni invece di sentire le vere esigenze della popolazione. La politica deve tornare a occuparsi dei cittadini e non solo dei propri interessi!

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