Bilancio del decreto Salva Casa: differenze tra Regioni e Comuni
Venezia, 18 aprile 2026 – Il presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati (Cng), Paolo Biscaro, ha analizzato l’impatto del decreto Salva Casa due anni dopo l’entrata in vigore della legge 105/2024. “Dipende: in alcuni casi il decreto è stato recepito in toto, le modifiche delle Regioni sono state pochissime”, ha dichiarato, “ad esempio per Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia e Piemonte. Altre, invece, lo hanno applicato parzialmente, lasciando una sorta di libera interpretazione ai Comuni e creando delle distorsioni”, riporta Attuale.
Biscaro ha sottolineato il rischio legato a queste interpretazioni locali. “La frase ‘libera interpretazione ai Comuni’ suona come molto pericolosa”, ha affermato, evidenziando le potenziali conseguenze di una legislazione che varia a seconda delle amministrazioni locali.
Il presidente ha fatto un esempio della complessità attuale: “Avendo inserito nuove modalità di dichiarazione dello stato legittimo, dovevano essere adeguati tutti i modelli utilizzati dai professionisti per presentare le istanze. Ci sono amministrazioni che hanno recepito immediatamente quelli stabiliti dallo Stato e altre che invece hanno ancora qualche incertezza”.
Casi specifici come quelli di Puglia e Calabria mostrano come le Regioni non seguano un approccio uniforme, creando confusione tra i professionisti. Friuli Venezia Giulia, essendo una Regione a statuto autonomo, è un esempio di lentezza decisionale. “Intanto la premessa è che il decreto Salva Casa nasceva con un obiettivo chiaro: consentire una regolarizzazione del patrimonio immobiliare. Non in maniera massiva, come potrebbe essere con un condono edilizio, ma con la possibilità di sanare piccoli abusi”, ha spiegato Biscaro.
“I professionisti si trovano oggi, in diverse realtà regionali e comunali, a dover fare dichiarazioni sullo stato legittimo non conformi a livello nazionale. Alcune amministrazioni le accettano, altre no. La questione delle tolleranze è critica: esse variano in base alle dimensioni. Alcune Regioni mantengono un margine del 2%, come previsto precedentemente, mentre il Lazio ha alzato la tolleranza fino al 15%, creando una sperequazione nell’applicazione delle normative”, ha continuato.
Biscaro ha chiamato in causa la necessità di una revisione complessiva delle leggi e ha denunciato che il Salva Casa, sebbene utile, non risolve le criticità strutturali. “È necessario redigere una nuova legge che abroghi le norme precedenti, evitando un ulteriore stratificazione legislativa”, ha affermato, sottolineando l’importanza di coinvolgere tutti gli attori del settore e le amministrazioni locali nel processo legislativo.
“Il nostro patrimonio edilizio è stato in gran parte costruito prima degli anni ’80, quando le normative erano diverse. Sebbene ci siano sicuramente casi di ‘furbi’, la situazione deve essere analizzata in modo pragmatico, senza ideologie eccessive”, ha concluso Biscaro, ribadendo l’importanza di un approccio più collaborativo e sistematico nella legislazione urbanistica.