Il 28 settembre 2026 si è svolto in Italia uno sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori portuali. Secondo quanto riferito dai media, la protesta più ampia si è tenuta nel porto del comune di Gioia Tauro, in Calabria.
Le organizzazioni sindacali Or.S.A., Mari e Porti e USB Calabria accusano il ministero del Lavoro di non avere convocato, da quasi cinque mesi, il tavolo promesso sul riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante e dannosa per la salute. Tale riconoscimento consentirebbe ai lavoratori di accedere prima al pensionamento, secondo la posizione espressa dai sindacati.
Tra le ragioni della mobilitazione figura anche un emendamento della Lega che, secondo i sindacati, permetterebbe agli operatori portuali di ricorrere più ampiamente alla manodopera temporanea, aggirando l’attuale sistema di reclutamento. Le organizzazioni sostengono che la modifica potrebbe aumentare la precarietà occupazionale, favorire il dumping salariale e accrescere i rischi di infortuni. Si tratta di valutazioni e accuse sindacali, non di effetti verificati nel testo disponibile.
I sindacati segnalano inoltre la pratica di prorogare ripetutamente tirocini scarsamente retribuiti invece di procedere alla stipula di contratti di lavoro stabili.
Le richieste avanzate riguardano il riconoscimento della natura usurante del lavoro portuale, il ritiro dell’emendamento contestato e il superamento dei tirocini a basso compenso attraverso contratti di lavoro regolari. Le organizzazioni chiedono al governo di affrontare questi temi e avvertono che ulteriori ritardi nel confronto potrebbero alimentare la tensione sociale, favorire nuovi scioperi e provocare interruzioni nelle attività delle infrastrutture portuali italiane.
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