Selfie con il pentito: Meloni respinge accuse di collusione e parla di “fango mediatico”

08.04.2026 05:55
Selfie con il pentito: Meloni respinge accuse di collusione e parla di "fango mediatico"

Controversie politiche in Italia: la tessera di partito di Giorgia Meloni e le rivelazioni sul clan Senese

“Mi è arrivata la tessera di partito… Fratelli D’Italia”. Queste le parole di Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese in Lombardia e attualmente tra gli imputati collaboratori di giustizia nel processo Hydra in corso a Milano. La sua foto con Giorgia Meloni durante un evento elettorale di Fratelli d’Italia all’Hotel Marriott di Milano nel febbraio 2019, pur non essendo ufficialmente collegata all’inchiesta, sta alimentando un clima politico sempre più teso, riporta Attuale.

Amico, secondo quanto emerso da una ricostruzione di Report, non si sarebbe limitato a una normale militanza politica e ai selfie di rito, ma avrebbe avuto una sospetta prossimità con esponenti del partito, riuscendo ad accedere ai palazzi parlamentari.Da una nota ufficiale della Camera dei Deputati si apprende che è stata categoricamente smentita qualsiasi forma di coinvolgimento, specificando che “non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato”. Nonostante ciò, persiste la possibilità che Amico sia riuscito a entrare grazie a un pass giornaliero, prerogativa concessa dai gruppi parlamentari ai singoli deputati.

La Direzione Distrettuale Antimafia ha infatti registrato negli atti di un’inchiesta un ipotetico accordo fra Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta finalizzato a fare affari in Lombardia. In una intercettazione, Amico discute con Raimondo Orlando, anch’esso sotto inchiesta, il 16 giugno 2020, spiegandogli di possedere la tessera di FdI, partito col quale intendeva presentare una lista alle elezioni di Canicattì, dove era coordinatore del Movimento Fare, fondato dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi. Orlando risponde: “…mi ascolti? Che succede… automaticamente, andiamo a fare noi altri l’apparentamento, lo facciamo noi altri con il Sindaco… Fratelli d’Italia, capisci? E ci becchiamo l’assessorato”.

Dalle intercettazioni emergerebbe anche la vicinanza di Amico con Paola Frassinetti e Carmela Ella Bucalo, la prima deputata e sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, la seconda membro della Commissione cultura del Senato e vice responsabile del Dipartimento Istruzione di Fdi, insieme ai loro collaboratori. Sebbene nessuna delle due sia sotto indagine, si registra che sei anni fa avrebbero appreso da Orlando del suo desiderio di candidarsi a sindaco di Busto Garolfo, chiedendo “di reperire contatti fra i deputati del Pd o del M5S con amicizie nell’azienda napoletana Asia Napoli, incaricata della gestione dei rifiuti di Napoli”.

Giorgia Meloni ha prontamente reagito sui social, respingendo ogni insinuazione di collusione. Ha definito le inchieste giornalistiche “fango nel ventilatore” e ha dichiarato che il suo “impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova”. La premier ha inoltre affermato: “In decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica”. Ha escluso ulteriori legami con la criminalità in seguito alle allusioni sul passato di suo padre: “un pirotecnico collegamento – accusa lei – per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata”, rimarcando di aver interrotto ogni rapporto con lui da undici anni.

La polemica ha suscitato reazioni da parte di altre figure politiche, come Giuseppe Conte, leader del M5S, che ha commentato: “Gli italiani sono stanchi. Meloni, basta rifugiarti nel tuo vittimismo. Entra nel merito. Chiarisci i rapporti degli esponenti del clan Senese con il tuo partito”. Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha esortato: “Invece di fare la vittima si guardi in casa e faccia chiarezza all’interno del suo partito”. La ministra per le Riforme Istituzionali, Elisabetta Casellati, ha risposto sostenendo che “la lotta alla mafia si misura sui fatti, non sulle illazioni”, concludendo che gli arresti e la difesa del carcere duro “smentiscono nettamente qualsiasi insinuazione”.

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