Crisi dei servizi per le dipendenze in Italia: il rapporto Gimbe solleva allarmi
Il governo italiano, noto per la sua ferma opposizione alla droga, deve affrontare un rapporto allarmante della Fondazione Gimbe, presentato durante il congresso nazionale FederSerd in corso a Milano. Nel 2024, si sono registrati 8.378 accessi ai pronto soccorso per patologie legate all’uso di droga in Italia, segnando una diminuzione del 2,5% rispetto al 2023, ma con un preoccupante 10% di casi riguardanti minorenni e un 11% con ricovero ospedaliero, riporta Attuale.
Il numero complessivo dei ricoveri ospedalieri per tali patologie ha mostrato un incremento significativo del 13% rispetto al 2022. La situazione evidenzia la necessità di un intervento deciso. Secondo il rapporto, in Italia l’assistenza alle persone con dipendenze patologiche, che include vari disturbi come gioco d’azzardo e uso compulsivo di Internet, è garantita dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) tramite un sistema integrato che coinvolge le Asl, le strutture private e le organizzazioni del volontariato.
Nel 2023, i Servizi per le Dipendenze (SerD) hanno assistito 134.443 persone, ma la rete mostra notevoli disparità territoriali e una scarsa integrazione. Si contano solo 198 servizi di primo livello, la cui disponibilità varia da una media nazionale di 0,4 servizi per 100.000 abitanti, con picchi di 1,8 in Provincia autonoma di Bolzano e riduzioni drammatiche come lo 0,1 in Calabria, Campania e Puglia. Sono assenti servizi del genere in Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta.
Per quanto riguarda i servizi ambulatoriali, se ne contano 1.134, con una disponibilità che varia notevolmente: da 5,5 in Molise a 1,3 nel Lazio e Bolzano. Le strutture residenziali e semiresidenziali, che ammontano a 951, mostrano discrepanze simili, con 5,4 strutture per 100.000 abitanti in Valle d’Aosta contro 0,7 in Friuli e Sicilia.
“I Servizi per le dipendenze esistono, ma senza un’adeguata riorganizzazione e integrazione, la loro efficacia è limitata”, ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “È necessario trasformare queste strutture isolate in un sistema di continuità assistenziale che garantisca un’assistenza multidisciplinare su tutto il territorio nazionale.” Attualmente, manca il personale adeguato per raggiungere tali obiettivi: servono 1.855 operatori, tra cui 483 medici e infermieri, 409 psicologi e 342 assistenti sociali.
Cartabellotta ha aggiunto che “l’efficacia dei servizi per le dipendenze dipende spesso dall’impegno dei singoli professionisti piuttosto che da una pianificazione adeguata per la prevenzione e il trattamento, un problema che colpisce in modo rilevante la salute pubblica, soprattutto tra i giovani”. Questa situazione pone in luce una grava disattenzione istituzionale nei confronti di un settore vulnerabile, che deve essere riconosciuto come parte del servizio sanitario nazionale. “È tempo di potenziare questi servizi con investimenti strutturali e vincolanti,” ha concluso, lanciando un appello provocatorio al governo in vista della 7° Conferenza nazionale sulle dipendenze.