Torino, 18 dicembre 2025 – Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha dichiarato che il patto con Askatasuna è considerato “cessato”, mentre le forze della Digos sono attualmente impegnate nelle perquisizioni dei locali in corso Regina Margherita 47, sede del centro sociale. Queste parole segnalano ufficialmente lo sgombero di uno spazio occupato dal 1996, ora sotto sequestro. Lo Russo ha chiarito che le condizioni per la partnership con il centro sociale non sono più valide, riporta Attuale.
L’operazione di polizia, che ha coinvolto carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale, è iniziata all’alba ed è collegata alle indagini su recenti assalti a Ogr, Leonardo e alla sede del quotidiano La Stampa avvenuti durante manifestazioni pro Palestina. Le forze dell’ordine hanno anche fatto irruzione nelle abitazioni di alcuni militanti di Askatasuna. L’operazione ha visto un dispiegamento significativo di agenti e mezzi, portando all’attenzione della stampa e della popolazione locale. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato su X: “Dallo Stato un segnale chiaro. Non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese”.
Gli attivisti si mobilitano
All’esterno del centro sociale, un gruppo di attivisti ha allestito un presidio permanente, cantando cori come: “Askatasuna non si tocca, la difenderemo con la lotta“. Hanno sventolato bandiere palestinesi e dell’Autonomia Contropotere. Presenti sul posto anche la capogruppo di Avs in consiglio regionale Alice Ravinale e la capogruppo dello stesso partito in Consiglio comunale, Sara Diena. Una manifestazione è stata convocata per le 18.
Il patto “violato”
Il centro sociale era soggetto, a partire dalla primavera 2025, a un accordo di collaborazione tra il Comune e un comitato di garanti per la gestione delle attività al piano terra dell’immobile. Tuttavia, il sindaco Lo Russo ha segnato la fine delle condizioni di questo accordo, evidenziando una “violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso”.
La delibera del 18 marzo aveva rinnovato l’accordo con un gruppo di cittadini per la cura e la rigenerazione dell’immobile di proprietà comunale, che includeva divieti espliciti di accesso ai tre piani superiori, ora dichiarati inagibili. Tra le clausole dell’accordo vi erano condizioni di sicurezza e igiene, oltre alla stipulazione di relazioni semestrali sulle attività, nonché la modifica della struttura per trasformare l’immobile in un ‘bene comune’. Queste condizioni sarebbero state violate, portando all’attuale situazione.
Nessuna tensione, scuole chiuse
Nella mattinata di oggi non si sono registrati incidenti di tensione, come confermato dalla Questura. I vigili del fuoco e i tecnici stanno operando per mettere in sicurezza la palazzina, mentre è stato concesso agli attivisti di recuperare i propri effetti personali. Tuttavia, i genitori dei bambini delle scuole vicine, come il nido Giardino delle Fiabe, la materna Rodari e le elementari Fontana, hanno espresso il loro malcontento per la chiusura delle istituzioni scolastiche per motivi di ordine pubblico. “Circa 500 bambini sono rimasti fuori – ha dichiarato un padre – mi figlio ha pianto perché avevano la festa di Natale con i suoi compagni”.