Il 15 luglio, i rappresentanti permanenti dell’Unione europea non sono riusciti ad approvare l’18° pacchetto di sanzioni contro la Russia a causa delle persistenti obiezioni di Slovacchia e Malta. Nonostante settimane di negoziati, Bratislava e La Valletta non hanno ritirato le loro riserve e si sono rifiutate di sostenere il nuovo pacchetto, paralizzando ancora una volta l’unità europea sulla risposta alla guerra in Ucraina.
Le sanzioni nel mirino
Il pacchetto in discussione è progettato per colpire i ricavi russi provenienti dai settori energetico e militare-industriale. Tra le misure principali figurano il rafforzamento del tetto massimo di prezzo sul petrolio russo, il divieto di commercio con le aziende coinvolte nell’utilizzo delle pipeline Nord Stream 1 e 2, e l’isolamento dei gruppi bancari legati all’elusione delle sanzioni.
Tuttavia, la Slovacchia ha legato il proprio sostegno a concessioni sul gas. Il premier Robert Fico ha chiesto un’esenzione che permetta a Bratislava di mantenere il contratto esistente con Gazprom fino al 2034, offrendo disponibilità al dialogo ma escludendo compromessi che compromettano la sicurezza energetica slovacca dopo il 2028. La Commissione europea ha respinto fermamente la proposta, ritenendola incoerente con lo spirito delle sanzioni.
Malta, dal canto suo, ha sollevato preoccupazioni sul previsto abbassamento del tetto massimo al prezzo del petrolio russo, considerandolo potenzialmente destabilizzante per il mercato interno.
Pressioni da Kiev e rischio di disunità
L’impasse ha suscitato forti reazioni da parte ucraina. Kiev accusa apertamente la Slovacchia di bloccare le sanzioni per interessi nazionali e di minare così la coesione e la credibilità dell’intero progetto europeo. Secondo il governo ucraino, rallentare o sabotare le misure contro Mosca significa indebolire la resistenza di un’intera nazione e alimentare le strategie di divisione del Cremlino.
In risposta alla situazione, l’Ucraina ha sollecitato l’UE a riformare i meccanismi decisionali nel settore della sicurezza, per impedire che singoli governi possano esercitare un veto sulle misure collettive. Kyiv ha inoltre chiesto di introdurre forme di responsabilità politica per i paesi che bloccano decisioni che incidono direttamente sulla sicurezza dei cittadini europei.
Equilibri europei e sfide future
La mossa slovacca è stata letta da diversi osservatori come un vero e proprio tentativo di ricatto energetico nei confronti dell’UE, volto a ottenere condizioni privilegiate nell’accesso al gas russo, pur beneficiando nel contempo della protezione offerta dalla solidarietà europea.
La situazione solleva interrogativi più ampi sulla tenuta della strategia europea verso Mosca. Il caso slovacco rappresenta un banco di prova per valutare la capacità dell’UE di resistere all’influenza russa e mantenere coerenza nell’approccio sanzionatorio. Se non contrastato con decisione, tale precedente potrebbe essere replicato da altri governi, minando la compattezza dell’Unione in una fase cruciale della guerra.
Nel frattempo, l’Ucraina ricorda che la guerra non è solo un conflitto locale, ma una sfida sistemica alla sicurezza europea. Chi oggi ostacola o resta neutrale, avvertono da Kyiv, rischia di trovarsi domani sulla linea del fuoco.