Sorteggio in diretta TV per i leader Rai: proposta contro la politica per attuare il Media Freedom Act

06.08.2025 10:55
Sorteggio in diretta TV per i leader Rai: proposta contro la politica per attuare il Media Freedom Act

Ruben Razzante e il nuovo Regolamento europeo sul pluralismo dei media

Ruben Razzante afferma: «Il regolamento impone l’indipendenza editoriale del servizio pubblico radiotelevisivo. La legge attuale accentra la gestione della RAI nelle mani del Governo», riporta Attuale.

Il cuore del nuovo Regolamento europeo, noto come European Media Freedom Act (EMFA), è il pluralismo radiotelevisivo. Questo regolamento, approvato nel 2024, entrerà in vigore a partire dal 8 agosto 2025. Ma quali sono le implicazioni pratiche di questo cambiamento? E come si sta muovendo l’Italia per allinearsi con le direttive europee? Abbiamo avuto l’opportunità di discutere di questi temi con Ruben Razzante, Professore di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica, che ha proposto un’idea innovativa: sorteggiare in diretta TV i vertici della RAI da un elenco di candidati selezionati in base al merito e privi di legami politici.

Quali sono le conseguenze pratiche del regolamento europeo?
Il regolamento richiede l’indipendenza editoriale del servizio pubblico radiotelevisivo da ogni ingerenza politica o economica, per rafforzare la democrazia nell’ecosistema mediatico dell’Unione. Ciò significa rivedere le normative che riguardano la TV pubblica, stabilendo regole che proteggano i giornalisti da interferenze politiche, assicurino trasparenza e impediscano che le piattaforme online censurino contenuti considerati scomodi dai governi. Inoltre, è fondamentale che le designazioni dei vertici aziendali avvengano tramite criteri trasparenti e indipendenti, con mandati stabili e non revocabili senza giusta causa.

La situazione attuale in Italia
Attualmente, l’Italia è vincolata alla legge 220 del 2015, introdotta durante il Governo Renzi, che ha centralizzato la gestione della RAI nelle mani del Governo, conferendo ampi poteri all’amministratore delegato. Questo ha ridotto il ruolo della Commissione di Vigilanza RAI e limitato il pluralismo radiotelevisivo.

L’attuale sistema è inadeguato rispetto al nuovo regolamento.
Il quadro attuale genera un deficit di pluralismo e rappresentanza. Le maggioranze parlamentari, spesso elette con un’astensione significativa, non rispecchiano affatto l’intera popolazione italiana. È importante sottolineare che tutti i cittadini, anche quelli che non esercitano il voto, contribuiscono al pagamento del canone. Di conseguenza, la politicizzazione della RAI solleva preoccupazioni democratiche, contrariamente agli intenti del regolamento europeo, che mira a liberare le nomine gerarchiche dalla politica.

Ci sono proposte per allinearsi al nuovo regolamento?
Separare la politica dalla RAI non significa necessariamente tornare alla situazione pre-Renzi, perché anche in quel periodo la RAI era politicizzata. Proposte di opposte frange politiche suggeriscono la creazione di organismi terzi o fondazioni, ma questi sarebbero comunque influenzati dalla politica, rappresentando una sorta di “gioco delle scatole cinesi”.

Il regolamento europeo offre indicazioni precise su come implementare questa riforma?
No, il regolamento non fornisce dettagli su meccanismi specifici. Prescrive solamente il risultato dell’indipendenza. Non esiste un’unica soluzione valida per tutti gli Stati membri. È necessaria una strategia che rispetti fin dall’inizio il pluralismo. A mio avviso, solo un sistema di sorteggio potrebbe garantire che la RAI rifletta autenticamente il pluralismo sociale, rispecchiando la complessità della società.

Parliamo del sorteggio. È davvero una provocazione?
Non si tratta affatto di una provocazione. Propongo un sistema di sorteggio pubblico in diretta TV, da un elenco nazionale di candidati con requisiti professionali rigorosi e privi di legami politici. I selezionati non devono dover gratitudine verso alcuna forza politica. È essenziale che nessuno possa affermare che un certo nome sia stato suggerito da un partito. Si potrebbe anche far ricorso a società di head hunting per stilare le liste degli idonei, applicando lo stesso meccanismo alla selezione dei direttori di rete e dei notiziari.

Crede che il sistema del sorteggio possa garantire l’indipendenza?
Le forze politiche dovrebbero riflettere seriamente su questa opzione, tenendo conto anche dei dati presentati dal Presidente dell’AGCOM nella sua relazione annuale, che indica che la televisione non è più il principale mezzo d’informazione per gli italiani. È necessario interrogarsi inoltre sul progressivo deterioramento della qualità della programmazione mediatica.

1 Comment

  1. Ma davvero pensano che un sorteggio possa risolvere i problemi della RAI? Siamo sicuri che non si tratti solo di una nuova facciata per coprire l’immobilismo politico? La verità è che la vera indipendenza editoriale è un’illusione se non ci sono cambiamenti strutturali profondi.

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