Strage di via D’Amelio: un giallo sulla possibile settima vittima

18.07.2026 02:45
Strage di via D’Amelio: un giallo sulla possibile settima vittima

Commemorazione del 34° anniversario della strage di via D’Amelio

Roma, 17 luglio 2026 – Domani ricorre il 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio. Il 19 luglio 1992, un’autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina, appena 57 giorni dopo l’attentato di Capaci. Palermo organizzerà cerimonie e iniziative in via D’Amelio; alle 16.58, l’ora dell’esplosione, sarà osservato un minuto di silenzio. Al centro delle commemorazioni rimane la richiesta di verità. Lucia Borsellino ha sottolineato che la scomparsa dell’agenda rossa non può ostacolare la ricostruzione dei fatti. Salvatore Borsellino, 84 anni, continua la sua lotta contro depistaggi e omissioni: “Dopo 34 anni non abbiamo ottenuto giustizia e verità”, riporta Attuale.

Sei morti, Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Tuttavia, a distanza di una settimana dalla strage di via D’Amelio, il 26 luglio, si registra una potenziale settima vittima: Rita Atria, una ragazza trapanese di 17 anni, precipitata da un balcone a Roma. Figlia e sorella di mafiosi uccisi nella faida di Partanna, Rita Atria era diventata collaboratrice di giustizia e aveva riposto speranza in Borsellino. Il suo tuffo nel vuoto è stato classificato come suicidio, ma i dubbi persistono. Nadia Furnari, vicepresidente e co-fondatrice dell’Associazione antimafia che porta il suo nome, ha dedicato anni a ricostruire una verità complessa, affiancata dalla cronista del Tg1 Giovanna Cucè, coautrice del libro inchiesta “Rita Atria, la settima vittima”. Questo nuovo lavoro raccoglie documenti d’archivio e testimonianze che pongono in evidenza non solo una storia di mafia, ma l’abbandono istituzionale di una giovane donna coraggiosa.

Perché è impossibile considerarlo un caso chiuso?

“Perché non ci sono state indagini, che Rita meritava. Ha scelto da che parte stare, ha dato la vita per lo Stato. Invece, a quattro giorni dalla sua morte, il capo della polizia Vincenzo Parisi si limitò a un comunicato in cui parlava di una collaboratrice suicida a 18 anni. In realtà, era minorenne”, afferma Furnari.

In che rapporti era con Borsellino?

“Su questo può rispondere solo Borsellino. Aveva una grande fiducia, era la sua garanzia. Rita scriveva nel suo diario: ’Sei morto per ciò in cui credevi e senza di te io sono morta’. Questo non significa che volesse togliersi la vita. Era consapevole che non avrebbe più avuto protezione. Noi non diamo risposte, non vogliamo condizionare nessuno; mettiamo sul tavolo le tessere e lasciamo che ognuno si faccia un’idea”.

A cominciare da cosa?

“La casa in cui abitava era pulita, non c’erano impronte digitali. L’esame tossicologico, effettuato dopo due mesi, ha mostrato un elevato tasso alcolemico nonostante Rita non bevesse. Manca anche la testimonianza di chi l’ha vista prima della sua caduta, e non esiste spiegazione documentata sul perché non abbia preso un aereo prenotato per testimoniare a Marsala. Questo è un buco nero. Su questa storia grava un silenzio condiviso, anche a livello politico. L’Italia deve trovare il coraggio di affrontare la propria storia e assumersi le responsabilità”.

Che ragazza era Rita Atria?

“Era un esempio per tutte le persone lasciate sole in situazioni inadeguate. La sua scelta era netta, non sarebbe mai tornata indietro. Scriveva che prima di combattere la mafia all’esterno, doveva affrontare quella che aveva dentro. Già nel 1991 mandava alla sorella dettagli sulle cosche locali e non si è fermata quando ha capito la vera identità della sua famiglia. Frequentava l’alberghiero e nel suo elaborato finale parlava della necessità di andare tra i giovani per mostrare loro che esiste un mondo migliore”.

Lei ha mai creduto al suicidio?

“Hanno convinto anche me. Fino a quel 26 luglio 2012, quando una sconosciuta mi ha sussurrato che aveva visto la tapparella dell’appartamento abbassata. Mi sono venuti i brividi: per anni avevano detto che si era buttata”.

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