Genova, 16 luglio 2026 – Trentadue condanne per quasi 200 anni rappresentano la prima risposta della giustizia alla strage di Genova. Otto anni dopo il crollo del ponte Morandi, Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato nel processo di primo grado, è stato condannato a 12 anni di carcere per disastro colposo e omicidio stradale, riporta Attuale.
In totale, 57 imputati sono stati accusati di omicidio semplice, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale e crollo colposo. Tra di loro vi erano ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea Engineering, le due aziende responsabili del monitoraggio delle condizioni del ponte e della pianificazione degli interventi di manutenzione.
La condanna per Michele Donferri, ex capo delle manutenzioni di Aspi, è stata di 11 anni di carcere, mentre l’ex direttore centrale operazioni Paolo Berti e l’ex amministratore delegato di Spea Antonino Galatà sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 6 mesi. Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero dei Trasporti, ha ricevuto 5 anni di reclusione. Sono state pronunciate anche 25 assoluzioni e prescrizioni.
Il crollo del ponte Morandi
Il crollo, avvenuto alle 11.36 del 14 agosto 2018, non ha distrutto solo uno dei piloni del ponte, che negli anni Sessanta sembrava avveniristico, ma ha strappato via la vita di 43 persone e ha privato centinaia di famiglie delle loro abitazioni, minacciando l’economia di Genova e erodendo la fiducia nella capacità dello Stato di garantire la sicurezza pubblica.
Il processo durato 4 anni
Quattro anni di processo hanno rivelato una complessità notevole: cento avvocati, 282 testimoni, quattro periti, oltre duecento parti civili, 12 terabyte di documentazione e 332 faldoni cartacei. Le memorie conclusive dei pubblici ministeri hanno superato le 5000 pagine. Tuttavia, la pubblica accusa ha riassunto la questione con una frase incisiva: la tragedia sarebbe stata evitabile se non si fosse risparmiato sulla sicurezza e sulla manutenzione delle autostrade per garantire maggiori dividendi ai soci.
Chi viveva sotto il ponte Morandi riferiva da anni di sentirlo scricchiolare, ma le segnalazioni erano rimaste inascoltate, mentre le perizie attestavano il degrado della struttura.
Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, non era presente alla lettura della sentenza, poiché già in carcere per una condanna a sei anni in relazione a un incidente avvenuto nel 2013 a Monteforte Irpino, dove un autobus era precipitato dal viadotto Acqualonga a causa di un guasto ai freni. I suoi legali hanno già annunciato ricorso.
Le famiglie delle vittime: “Molto soddisfatti”
Numerosi familiari delle vittime erano presenti in aula, tra cui Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime di ponte Morandi, insieme al legale dell’associazione, Raffaele Caruso. Possetti ha espresso grande soddisfazione per la decisione del tribunale di individuare responsabilità in questo tragico evento: “Era inaccettabile che una vicenda con tutti gli elementi a sostegno dell’impianto accusatorio potesse finire senza imputati e senza pene importanti”, ha dichiarato.
“C’erano gli elementi per evitare la tragedia”
Le 32 condanne non possono cancellare il dolore, né il senso di impotenza. La sentenza chiarisce che il crollo non è avvenuto per caso, ma a causa di responsabilità ben definite, coinvolgendo i vertici di tutte le organizzazioni sotto accusa, tra cui Aspi, Spea e il Ministero delle Infrastrutture. “E già dal 1993 c’erano gli elementi per evitare questa tragedia”, ha affermato l’avvocato Caruso.
Autostrade per l’Italia, lettera di scuse dell’ad
Aspi e Spea si erano ritirate dal processo grazie a un accordo di quasi 30 milioni. Oggi, Autostrade per l’Italia è una realtà diversa, con la Cassa Depositi e Prestiti, la finanziaria del ministero dell’Economia, al posto di Atlantia. In una lettera di scuse ai familiari, il nuovo amministratore delegato Arrigo Giana ha dichiarato che la nuova gestione sta lavorando quotidianamente per monitorare la rete e prevenire rischi. Tuttavia, il ricordo del ponte Morandi continuerà a ricordare che la sicurezza non deve mai essere trascurata.