Il regime iraniano compie un significativo riassetto militare con nomine di fiancheggiatori oltranzisti

11.08.2026 18:45
Il regime iraniano compie un significativo riassetto militare con nomine di fiancheggiatori oltranzisti

Significativi cambiamenti ai vertici militari in Iran dopo la morte di Ali Khamenei

Lunedì, la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha effettuato una serie di nomine rilevanti ai più alti livelli militari del paese, segnando il maggiore riassetto del regime da quando ha assunto formalmente il comando, a seguito dell’uccisione di suo padre Ali Khamenei in un bombardamento israeliano all’inizio della guerra in Medio Oriente. La conferma di funzionari di lungo corso e le nuove nomine sono state interpretate come un tentativo di consolidare la fazione più oltranzista del regime, quella che si oppone fermamente a qualsiasi compromesso con gli Stati Uniti, riporta Attuale.

Khamenei ha formalmente eseguito le nomine, ma non appare in pubblico da quando è stato ferito nell’attacco che ha provocato la morte di suo padre, sollevando interrogativi sulle sue reali condizioni di salute. Di conseguenza, molte decisioni attribuite a lui potrebbero invece derivare dalla sua fazione di riferimento, strettamente legata al corpo militare dei Guardiani della Rivoluzione, i quali esercitano un potente controllo sull’Iran.

Tra le figure promosse vi sono Mohsen Rezai e Hossein Taeb, entrambi tra i più fidati alleati di Khamenei e veterani del regime. Per anni, si sono incontrati settimanalmente con lui nel «circolo Habib», un gruppo che risale alla guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, noto per il suo indoctrinamento religioso e il suo estremismo.

Rezai è stato nominato nuovo capo del Consiglio Supremi di Sicurezza Nazionale, una posizione di grande rilevanza per le decisioni militari e di politica estera dell’Iran. Egli succede ad Ali Larijani, considerato fino alla sua morte uno degli uomini più influenti del regime. Il Consiglio ha approvato l’accordo preliminare con gli Stati Uniti di metà giugno, accordo ora compromesso a causa della ripresa degli attacchi nello Stretto di Hormuz.

In segno di fiducia, Khamenei ha nominato Rezai come suo rappresentante personale nel Consiglio, elevando così il suo status. A 71 anni, egli è parte di una generazione di comandanti temprati dalla guerra con l’Iraq, sostenitori di una resistenza intransigente. Ha diretto i Guardiani della Rivoluzione per sedici anni e è stato richiamato in servizio per affrontare le minacce provenienti da Israele e dagli Stati Uniti.

Taeb, una figura altrettanto influente, è stato designato nuovo capo dei bassij, la forza paramilitare responsabile della repressione di manifestazioni e comportamenti considerati inappropriati, in particolare nei riguardi delle donne. Egli aveva già avuto un ruolo chiave durante le violente repressioni delle proteste nel 2009 e ha ricoperto il ruolo di direttore dell’intelligence dei Guardiani fino al 2022.

Una delle nomine più significative riguarda la conferma di Ahmad Vahidi come comandante dei Guardiani della Rivoluzione. Vahidi, già influente prima della formalizzazione della sua posizione, è noto per la sua leadership nell’unità al Quds, responsabile delle operazioni speciali all’estero, ed è stato implicato nella repressione delle manifestazioni del 2022.

Rezai e Vahidi sono accusati di responsabilità nell’attentato del 1994 a Buenos Aires, che causò la morte di oltre 80 persone, dimostrando così la loro lunga carriera nel regime e il loro profondo coinvolgimento nelle sue operazioni interne ed esterne.

Khamenei ha anche confermato Ali Abdollahi come capo di stato maggiore delle forze armate e Ali Azmaei come comandante della marina dei Guardiani. Queste nomine sono state interpretate come un consolidamento del potere di Khamenei e dei Guardiani, dai quali proviene gran parte della classe dirigente attuale, incluso il presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf, noto per le sue interazioni con gli Stati Uniti.

La fazione più intransigente ha recentemente marginalizzato le voci più inclini al dialogo, come il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Mohammad Bagher Kharrazi, religioso vicino a Khamenei, ha citato tentativi di Pezeshkian di farsi ascoltare senza successo, evidenziando un clima di rigidità nelle attuali dinamiche di potere.

Con una leadership così radicale e in gran parte attempata, le prospettive per un accordo duraturo con gli Stati Uniti si fanno sempre più remote, a meno che non avvenga a condizioni favorevoli al regime.

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