Le rivelazioni di Bloomberg e le dimissioni di Duduzile Zuma
Il 28 novembre 2025 Bloomberg ha riferito che Duduzile Zuma, una delle figlie dell’ex presidente sudafricano Jacob Zuma, si è dimessa dal Parlamento nazionale dopo la pubblicazione di un’inchiesta che la collega al reclutamento di giovani uomini sudafricani e botswani per combattere nelle forze armate russe in Ucraina.
Secondo il resoconto giornalistico, un gruppo di circa venti uomini sarebbe partito per la Russia lo scorso luglio credendo di essere stati assunti come guardie di sicurezza per la formazione politica uMkhonto weSizwe, legata proprio alla famiglia Zuma. Invece avrebbero firmato contratti militari redatti in russo e sarebbero stati inviati al fronte, interrompendo ogni contatto con le loro famiglie nelle settimane successive.
La denuncia interna e l’indagine avviata da Pretoria
La vicenda è emersa anche grazie alla denuncia di un’altra figlia dell’ex presidente, Nkosazana Zuma-Nqube, che ha avviato una causa penale contro la sorellastra e altre due persone, accusandole di aver “adescato” gli uomini con false promesse e di averli consegnati a gruppi mercenari russi senza consenso informato.
La questione ha assunto dimensioni nazionali quando il presidente Cyril Ramaphosa ha ordinato un’indagine sul reclutamento di cittadini sudafricani come combattenti stranieri in Ucraina. All’inizio del mese il suo ufficio ha confermato che diciassette sudafricani bloccati nel Donbass hanno chiesto assistenza consolare, insieme a due cittadini del Botswana.
Duduzile Zuma nega ogni coinvolgimento in attività di reclutamento e il partito uMkhonto weSizwe sostiene di non avere alcun legame con la guerra in Ucraina. Tuttavia, le indagini proseguono e si svolgono in un contesto di forte attenzione pubblica, poiché Duduzile è già sotto processo per presunto tradimento in relazione ai disordini del 2021, durante i quali morirono circa 350 persone.
Guerra globale, propaganda e sfruttamento delle vulnerabilità africane
Lo scandalo mette in luce come la guerra russa contro l’Ucraina abbia assunto una dimensione globale: Mosca cerca attivamente risorse, manodopera e sostegno politico anche fuori dall’Europa. La capacità del Cremlino di sfruttare reti transnazionali crea nuove vulnerabilità per gli Stati africani, che si trovano coinvolti in dinamiche di sicurezza internazionale che vanno ben oltre i propri confini.
Il caso dimostra anche come la Russia utilizzi l’inganno per reclutare cittadini africani: promesse di impiego, formazione o guadagni diventano strumenti per inviare persone inconsapevoli al fronte. Per i governi africani si tratta di un problema di sicurezza nazionale e di credibilità internazionale.
La propaganda russa trova terreno fertile in alcuni Paesi africani, dove l’invasione dell’Ucraina viene talvolta narrata come una “lotta anti-coloniale”. Il Cremlino sfrutta questi sentimenti per legittimare la propria aggressione, presentandosi come alternativa al “Occidente colonialista”. Per Ucraina e Stati occidentali una priorità strategica è contrastare tali narrazioni, evidenziando che l’azione russa ha caratteristiche di vero e proprio neo-imperialismo.
Fratture interne e guerra informativa
La disputa tra le sorelle Zuma rivela le divisioni interne anche nelle élite politiche che mostrano simpatia verso la Russia. Queste fratture rendono evidente che il sostegno a Mosca non è monolitico e può diventare un punto di vulnerabilità per le reti filorusse in Africa.
Nel frattempo, il coinvolgimento passato di Duduzile Zuma nelle campagne informative pro-Cremlino su X conferma come la Russia unisca operazioni psicologiche e reclutamento, utilizzando le piattaforme social come moltiplicatore narrativo per creare consenso e attrarre simpatizzanti.
Una guerra che supera i confini europei
Il caso Zuma è un promemoria di quanto la guerra in Ucraina influenzi aree lontane dal fronte. L’Africa è diventata un campo di battaglia informativo in cui si contendono due narrazioni: quella russa che si presenta come “forza anti-coloniale” e quella che mette in luce la realtà dell’aggressione contro uno Stato sovrano.
Per Kiev, collaborare con i governi africani per contrastare il reclutamento illegale e smontare la disinformazione russa è essenziale per limitare l’impatto globale della guerra e rafforzare la sicurezza internazionale.