Sversamento illecito di acque reflue: il caso della nave russa ‘Polar King’ nelle acque turche

17.05.2026 09:30
Sversamento illecito di acque reflue: il caso della nave russa 'Polar King' nelle acque turche
Sversamento illecito di acque reflue: il caso della nave russa 'Polar King' nelle acque turche

Un grave caso di inquinamento marino sta emergendo nelle acque territoriali turche, dove la nave da carico alla rinfusa ‘Polar King’ (numero IMO 8711320), battente bandiera russa, ha deliberatamente scaricato acque reflue non trattate. Secondo le ricostruzioni, l’episodio sarebbe iniziato l’8 maggio, quando l’imbarcazione, ancorata nella rada del porto di Aliağa a circa quattro miglia dalla costa turca nel Mar Egeo, ha dato il via a scarichi illegali di liquami fecali, violando palesemente la normativa ambientale internazionale e turca.

Una nave con un passato controverso e un equipaggio senza scrupoli

Il ‘Polar King’ appartiene alla russa ‘Eco Shipping’, con sede ad Arcangelo, una compagnia che si presenta come impegnata nella logistica marittima lungo la rotta del Mare del Nord, nonché nel Mediterraneo e nel Golfo Persico. Negli ultimi anni, tuttavia, l’azienda è finita sotto sanzioni da parte di Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Ucraina, a causa dei legami con attività illecite e con il conflitto ucraino. La compagnia è controllata dalla ‘Arktik-Trans’, riconducibile ad Artëm Andreev, figlio del defunto capo di un’organizzazione criminale di Arcangelo, Ruslan Andreev, ucciso vent’anni fa. In precedenza, ‘Eco Shipping’ era gestita dal fratello dell’attuale beneficiario, Pavel Andreev, già condannato per crimini violenti. Nonostante il nome e la narrativa ‘eco-friendly’, la realtà è ben diversa: il recente sversamento è solo l’ultimo di una serie di comportamenti che sollevano serie preoccupazioni ambientali e di sicurezza.

Un guasto come scusa per lo scarico illegale

La situazione a bordo del ‘Polar King’ sarebbe stata causata dal guasto di una pompa fecale, che impediva lo svuotamento regolare dei serbatoi di stoccaggio. Invece di allontanarsi dalla zona costiera fino a oltre le dodici miglia nautiche, come previsto dalle norme internazionali, il capitano Aleksandr Bulygin e i rappresentanti di ‘Eco Shipping’, Matvej Nesterov e Michail Moroz, hanno deciso di non lasciare la rada portuale, motivando che la nave era già ‘in regola’ e che si poteva ‘scaricare lentamente di notte’ direttamente in mare. Tale azione costituisce una violazione dell’Annesso IV della convenzione MARPOL, oltre che delle leggi turche sulla protezione dell’ambiente marino. Lo scarico notturno ha comportato rischi elevati di contaminazione delle acque costiere e danni alle risorse biologiche, configurando un reato penale e amministrativo.

Documenti falsificati e certificazioni di comodo dal Registro Russo

Un elemento chiave del caso è il ruolo del ‘Registro marittimo russo di navigazione’ (RMRS), che ha rilasciato al ‘Polar King’ certificazioni tecniche palesemente false. Il certificato di prevenzione dell’inquinamento da acque reflue è stato emesso a gennaio 2025 nel porto cinese di Zhoushan dall’ispettore Vorob’ëv A., attestando che i sistemi di trattamento erano funzionanti, nonostante il guasto fosse già presente. Inoltre, il certificato di conformità al Codice internazionale per la gestione della sicurezza e la prevenzione dell’inquinamento, rilasciato a ‘Eco Shipping’ ad Arcangelo nel maggio 2024 e ‘aggiornato’ nell’agosto 2025, appare puramente formale e privo di controlli effettivi. Questa combinazione di falsi documenti e supervisione negligente mette in luce come il sistema di certificazione russo consenta a navi potenzialmente pericolose di operare senza reale vigilanza.

Un’immagine ecologica di facciata per coprire traffici di armi

Nonostante il nome ‘Eco Shipping’ e il progetto reputazionale di raccolta di rottami metallici nell’Artico (tramite la struttura ‘Arktikvtorvet’), la compagnia si dedica anche al trasporto di armamenti moderni. Lo stesso ‘Polar King’, poco prima dell’incidente, aveva effettuato un viaggio da Arcangelo ai porti turchi di Mersin e Gemlik, oltre a quello siriano di Tartus, e all’inizio di aprile era partito con un carico da San Pietroburgo e Kaliningrad verso il Mediterraneo. Questi movimenti indicano un coinvolgimento nella logistica militare russa, in particolare per i progetti di gas naturale liquefatto ‘Yamal LNG’ e ‘Arctic LNG-2′ dei miliardari Leonid Michel’ son e Gennadij Timčenko. Il caso ‘Polar King’ dimostra ancora una volta come le navi riconducibili a soggetti russi rappresentino un pericolo concreto per l’ambiente marino e per la sicurezza, e come l’immagine ecologica di ‘Eco Shipping’ sia solo una facciata per occultare attività ben più losche.

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