Ore 19. Igor Taruffi, emiliano di Porretta Terme, responsabile organizzazione del Pd e braccio destro di Elly Schlein, è appena salito sul treno a Roma Termini. Le voci attorno a lui si fanno fitte. “È strapieno”, si scusa. “Erano tutti all’assemblea dem?”. Ride. “Forse no, ma noi eravamo tantissimi, e soprattutto uniti”, riporta Attuale.
Il Pd unito? È una notizia.
“Eppure penso che una delle due novità, a partire dal congresso del 2023, sia stata proprio una reale unità forse non predicata, ma di sicuro praticata anche e soprattutto da chi, pur non avendo vinto, dal giorno dopo si è messo a lavorare con la segretaria e non contro”.
E la seconda novità?
“Una maggiore chiarezza nella linea politica, quella che ci ha portato fino all’assemblea di oggi e alla proroga all’unanimità per la segretaria, evitando di aprire un congresso che ci avrebbe allontanato dalle priorità del momento”.
Schlein si è ufficialmente candidata a Palazzo Chigi. “Ha ribadito quello che il nostro statuto prevede. Ovvero che il candidato premier del Pd è la segretaria, e così avviene anche in caso di primarie”.
Dicono che per avere una platea così piena, lei e altri fedelissimi abbiate fatto i buttadentro per settimane. “Non è vero. La platea di oggi fa il paio con la straordinaria folla che ha applaudito la segretaria alla chiusura della festa dell’Unità nazionale a Reggio Emilia”.
Ora non resta che convincere Conte. A proposito, i due alla manifestazione della Cgil si sono abbracciati. Guerra finita? “Al di là degli abbracci, io sto alla sostanza: Conte e Schlein si sentono e si vedono più spesso di quanto venga raccontato, e le alleanze costruite sui territori a partire dalle elezioni nelle Regioni e nei Comuni ne sono la prova. Sono non convinto, ma strasicuro, che ci presenteremo uniti alle elezioni”.
Senza le primarie? “Se ci saranno le primarie saranno una festa di popolo, e chi parteciperà andrà in campo alle elezioni vere per sostenere chi le ha vinte”.
Sul programma siamo a zero. “Ma che zero! Partiamo dalle tante proposte di legge presentate insieme in questi anni, dal lavoro alla sanità, all’energia. Abbiamo appena presentato insieme una risoluzione comune con 21 punti in comune tra Pd, M5S, Avs, +Europa e Iv sui temi economico-sociali”.
E sull’Ucraina sarete mai d’accordo? “Nell’ultimo passaggio parlamentare i testi presentati dalle opposizioni sono stati votati in modo separato ma con astensioni reciproche. È un primo segnale: siamo vicini al punto di caduta anche in questo caso. Vorrei però anche dire che la politica estera non si racchiude solo sul pur cruciale tema del sostegno a Kiev. E su molte altre questioni di politica estera siamo d’accordo”.
Renzi è dentro o fuori? Ieri ha ribadito che non è nel campo largo, ma che divisi non si vince. “Non c’è dubbio che non ci presenteremo divisi. Quanto avvenuto nel 2022 non potrà più succedere. Troveremo una forma di alleanza. Penso alle Amministrative, in cui le forze del campo largo si sono presentate insieme a quelle riformiste. Per riuscirci, più che le etichette, bisognerà chiarire la parte programmatica e la visione di Paese che vogliamo offrire agli italiani”.
Pensate di poter vincere anche con questa legge elettorale? “Tutti i risultati indicano il centrosinistra può giocarsela, in un quadro internazionale in cui, fatta eccezione per la Spagna, in tutti gli altri Paesi la destra veleggia col vento in poppa. La riprova è che il governo, nel 2026, ha avuto come unica priorità quella di cambiare le regole del voto”.
Voi al governo non lo avreste fatto? “No. Ci saremmo occupati piuttosto delle questioni economico-sociali gigantesche che abbiamo davanti. Le stesse che abbiamo portato sul palco della nostra assemblea: autotrasportatori, agricoltori, studenti, categorie colpite da una crisi tremenda. Da 34 mesi consecutivi cala la produzione industriale e i salari reali sono scesi dell’8%, per non parlare della sicurezza, su cui il governo in compenso ha varato 6 decreti sicurezza per non risolvere nulla. Con tutto questo, essersi occupati solo di legge elettorale come ha fatto Meloni è lunare”.
Taruffi: se si votasse a maggio, sareste pronti? “Prontissimi per andare al voto al più presto. Gli italiani non possono più aspettare”.