Israele e Stati Uniti intensificano le operazioni militari contro l’Iran
Il Pentagono ha avviato bombardamenti contro l’Iran ormai da quattordici giorni, mentre il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si prepara a un incontro cruciale con Donald Trump a Washington, martedì, per discutere della situazione nel Medio Oriente, riporta Attuale.
Negli ultimi giorni, Netanyahu ha affrontato critiche dopo che un membro del Likud ha affermato in televisione che ci sarebbe stato un attacco imminente. Mentre gli israeliani si preparano alla possibilità di un intervento di Tsahal, i sindaci stanno riaprendo i rifugi anti-missile. La tensione cresce con il rischio di un’escalation militare.
L’ambasciata americana ha avvertito i cittadini statunitensi di evitare viaggi in Medio Oriente a causa del rischio di «chiusure improvvise dello spazio aereo e cancellazione dei voli». La scorsa settimana, Trump non ha comunicato direttamente con Netanyahu, il quale ha comunque espresso la sua speranza di ottenere supporto nella campagna militare contro l’Iran.
La relativa calma in Israele è minacciata dalla retorica provocatoria delle Guardie della Rivoluzione che avvertono di essere pronte ad attaccare Tel Aviv in caso di bombardamenti americani su Teheran. Le tensioni sono ulteriormente amplificate dall’operazione Furia Epica, avviata il 28 febbraio, che ha cambiato il panorama degli interessi nel Golfo Persico.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che l’Iran non si piegherà al bullismo degli Stati Uniti, rifiutando un’offerta di tregua proposta dagli americani attraverso canali iracheni. Teheran considera essenziale stabilire il controllo sullo Stretto di Hormuz per gestire le esportazioni petrolifere.
Stati Uniti e Gran Bretagna stanno cercando di facilitare la riapertura dello Stretto di Hormuz e un summit è previsto a Londra per la prossima settimana, mentre il Kuwait e il Bahrein hanno alzato i propri aerei da guerra in risposta alla crescente minaccia. I droni esplosivi e i missili mirati da parte dei pasdaran hanno colpito anche diverse basi americane nella regione, segnalando un’escalation nella risposta militare iraniana.
Nel frattempo, i raid del Pentagono continuano, ma Netanyahu avverte che gli attacchi finora non sono sufficienti per compromettere le capacità del regime iraniano. La situazione resta delicata, con pressioni crescenti per ampliare gli obiettivi militari, inclusi quelli legati al programma nucleare di Teheran.