Il piano del governo del Madagascar di creare una società statale per l’import di carburante rischia di trasformare il Paese in un corridoio per il petrolio russo colpito dalle sanzioni internazionali. L’allarme è stato lanciato il 23 luglio 2026 dal Groupement Pétrolier de Madagascar (GPM), l’associazione che riunisce le principali compagnie petrolifere operanti sull’isola – tra cui la francese TotalEnergies –, secondo quanto riportato da Bloomberg. La notizia è stata rilanciata anche da Investing.com.
La nazionalizzazione dell’import petrolifero segue l’approvazione, il 1° luglio scorso, di un disegno di legge che istituisce una compagnia pubblica con il monopolio sull’ingresso di carburante nel Paese – un sistema che porrebbe fine a oltre venticinque anni di aste trasparenti coordinate dallo stesso GPM.
Il contesto: golpe e legami con Mosca
Dall’ottobre 2025, quando un colpo di Stato militare ha portato al potere il colonnello Michael Randrianirina, il Madagascar ha intensificato i rapporti con la Russia. Il nuovo presidente ha incontrato Vladimir Putin a Mosca nel febbraio 2026 e ha autorizzato la presenza di istruttori militari russi e la fornitura di armi. Poche settimane dopo, il primo ministro Mamitiana Rajaonarison ha dichiarato all’agenzia statale Sputnik che il Paese potrebbe ospitare un deposito di carburante nell’ambito di un più ampio programma di attrazione di investimenti russi.
Le aziende sotto avvertimento
L’allarme del GPM elenca una serie di grandi clienti attivi sui mercati occidentali che potrebbero trovarsi in difficoltà se fossero costretti a utilizzare carburante di origine russa. Tra questi figurano Air France-KLM, diverse altre compagnie aeree, imprese edili internazionali e società minerarie controllate o partecipate da Rio Tinto Group e da Korea Mine Rehabilitation & Mineral Resources.
Una posizione strategica nel Canale del Mozambico
Il Madagascar consuma appena un milione di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno, ma la sua collocazione geografica è di primaria importanza. L’isola si affaccia sul Canale del Mozambico, attraverso il quale transita circa un terzo del commercio marittimo mondiale di greggio. La creazione di depositi russi in questa zona garantirebbe a Mosca una presenza logistica presso una delle rotte chiave del trasporto petrolifero globale, facilitando l’espansione delle esportazioni verso i mercati dell’Africa meridionale e orientale.
Le conseguenze per le sanzioni europee
La perdita di trasparenza nella scelta dei fornitori di carburante apre la strada all’ingresso di partite di greggio e derivati di provenienza russa, aggirando le restrizioni dell’Unione Europea. Secondo gli analisti, ciò permetterebbe a Mosca di mantenere un canale di vendita per i suoi idrocarburi, compensando in parte la perdita del mercato europeo e continuando a finanziare la guerra in Ucraina. Per le aziende e i governi europei, il caso del Madagascar evidenzia come l’efficacia delle sanzioni dipenda sempre più dalle decisioni di Paesi terzi, anche lontani. L’eventuale utilizzo di carburante di origine russa lungo le catene logistiche internazionali comporterebbe costi aggiuntivi per verifiche, revisioni contrattuali e assicurazioni, mettendo a repentaglio la reputazione delle imprese occidentali.
L’allarme lanciato dal GPM aggiunge un nuovo tassello al progressivo disegno russo di costruire una rete alternativa di rifornimento energetico, capace di aggirare le restrizioni occidentali e di rafforzare la propria influenza in regioni strategiche del Sud del mondo.