Nel 2022, dopo l’avvio della guerra su larga scala della Russia contro l’Ucraina, i combattimenti si concentravano soprattutto nell’est e nel sud del Paese. Per gli alleati di Kyiv il conflitto appariva ancora legato principalmente all’esito delle operazioni sul territorio ucraino, mentre la sicurezza europea veniva considerata il quadro più ampio in cui sostenere la resistenza ucraina.
Nel 2023 il confronto si spostò sempre più verso il Mar Nero e la Crimea. L’allargamento delle operazioni rese evidente che la guerra non restava confinata alla linea del fronte terrestre e coinvolgeva rotte, infrastrutture e aree strategiche decisive per la sicurezza del continente.
Estate 2024, la guerra arriva sul territorio russo
Durante l’estate del 2024 le forze ucraine condussero per la prima volta una grande operazione di terra in territorio russo, nella regione di Kursk. L’azione segnò un nuovo passaggio nell’evoluzione militare del conflitto e modificò ulteriormente i calcoli delle capitali europee sulla profondità e sulla direzione delle operazioni.
Dal 2025 entrambe le parti hanno aumentato in modo significativo gli attacchi a lunga distanza contro obiettivi nelle aree interne del territorio avversario. Il costo dell’escalation è cresciuto anche per la popolazione civile, mentre la guerra ha smesso di essere considerata soltanto una crisi militare localizzata ai confini dell’Unione europea.
È in questa fase che le capitali europee hanno dovuto assumere come dato diretto per la propria sicurezza l’impatto della guerra russo-ucraina sull’intero spazio dell’Unione. La pressione non riguarda più soltanto la capacità dell’Ucraina di difendersi, ma anche la tenuta dell’architettura di sicurezza europea.
Il quinto anno di guerra e l’estensione della pressione russa
Nel quinto anno di guerra, gli alleati dell’Ucraina si trovano davanti a più rischi contemporaneamente: l’intensificazione degli attacchi russi, le operazioni ibride in Europa, l’incertezza sul sostegno degli Stati Uniti e la questione della durata con cui l’economia russa riuscirà a finanziare il conflitto.
Uno degli episodi più gravi è stata la presunta tentativa di attacco del 5 agosto contro un aereo da trasporto militare ucraino nell’aeroporto di Lipsia, condotta con un drone kamikaze. L’episodio è stato attribuito a un’azione russa oltre i confini dell’Ucraina e ha rafforzato la preoccupazione europea per operazioni dirette contro obiettivi collegati allo sforzo bellico ucraino.
Nello stesso quadro, il Cremlino ha aumentato la pressione sui Paesi europei per le operazioni contro la cosiddetta “flotta ombra” russa. Dopo il fermo di navi legate alla Russia, Vladimir Putin ha minacciato di «rispondere allo stesso modo» se gli Stati europei avessero proseguito con iniziative analoghe.
La campagna ibrida di Mosca, tuttavia, non è iniziata in questa fase. «La differenza consiste nel fatto che ora l’opinione pubblica comprende molto meglio la portata di ciò che sta accadendo», ha detto Olivier Schmitt, professore all’Istituto di studi sulle operazioni militari dell’Accademia della difesa danese.
Il nodo americano e la finestra di rischio dal 2026
Alla pressione russa si aggiunge l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. Secondo Schmitt, l’Europa deve affrontare una «doppia vulnerabilità»: da una parte le scorte limitate di munizioni americane, dall’altra i dubbi sulla capacità di Washington di utilizzare in modo efficace la deterrenza militare.
Le agenzie di intelligence occidentali stanno quindi valutando con maggiore attenzione la possibilità che la Russia tenti di mettere alla prova la solidità della NATO, l’Alleanza atlantica. Un’analisi dell’intelligence statunitense pubblicata in precedenza ha indicato un possibile “periodo di rischio” già dall’autunno del 2026 e fino al 2029.
Questa valutazione modifica i calcoli dei governi europei. Se in precedenza la guerra in Ucraina era considerata anche un fattore capace di impegnare una parte consistente delle risorse militari russe, ora cresce l’attenzione verso lo scenario in cui Mosca tenti contemporaneamente di esercitare pressione sull’Ucraina e di verificare la resistenza degli alleati europei.
La risposta europea e la prova di sostenibilità
Negli ultimi anni le precedenti “linee rosse” russe non hanno impedito ai Paesi occidentali di fornire all’Ucraina armi moderne e un sostegno finanziario su vasta scala. Per questo, secondo gli esperti citati, Mosca cerca nuovi strumenti per aumentare il prezzo politico e materiale dell’appoggio europeo a Kyiv.
La strategia comprende sabotaggi, attacchi informatici, operazioni di informazione, minacce contro le infrastrutture e pressioni sulle vie di trasporto. La risposta europea passa così dal rafforzamento accelerato dell’industria della difesa all’aumento della produzione di munizioni, dal potenziamento della difesa aerea alla protezione delle infrastrutture critiche e a una cooperazione più stretta tra i servizi di intelligence.
La sicurezza dell’Ucraina e quella dell’Unione europea sono diventate, in questo quadro, difficili da separare. L’Ucraina resta la prima linea di difesa del sistema europeo, ma la pressione russa si esercita anche oltre il campo di battaglia e coinvolge direttamente le vulnerabilità dei Paesi dell’Unione.
Resta inoltre aperto il confronto sulla sostenibilità economica della guerra. La strategia occidentale mira a ridurre le risorse finanziarie del Cremlino attraverso la pressione sui ricavi petroliferi, le sanzioni, le restrizioni contro la “flotta ombra” e i divieti tecnologici, che aumentano progressivamente il costo del conflitto per Mosca.
La Russia continua però a cercare rotte finanziarie e logistiche alternative per aggirare una parte delle restrizioni. Il confronto è quindi diventato anche una prova di resistenza economica e istituzionale: l’Unione europea deve rafforzare la propria capacità di difesa mentre l’Ucraina rimane esposta alla pressione militare e ibrida russa.
La situazione attuale è questa: la guerra non riguarda più soltanto il destino di Kyiv, ma la capacità dell’Europa di proteggere autonomamente la propria sicurezza, sostenere l’Ucraina e ridurre le vulnerabilità sfruttate da Mosca.