Trump accusa la Cina di interferenza elettorale, senza prove concrete
Nella notte tra giovedì e venerdì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato un discorso nel quale ha accusato la Cina di aver interferito nelle elezioni del 2020, sostenendo senza fornire prove a supporto. Trump, che ha perso contro il Democratico Joe Biden, ha reiterato le sue affermazioni infondate secondo cui la vittoria sarebbe stata «rubata». Durante il suo intervento, ha affermato di basare le accuse su una serie di documenti di intelligence che la sua amministrazione ha recentemente declassificato, ma nessuna informazione pubblica contenuta in tali documenti avvalora le sue affermazioni, molte delle quali sono diffuse da anni, riporta Attuale.
Tra le principali accuse, Trump ha dichiarato che la Cina avrebbe ottenuto illegalmente dati sensibili sui cittadini statunitensi al fine di manipolare il risultato delle elezioni presidenziali. Ha inoltre sollevato preoccupazioni riguardo alla vulnerabilità delle macchine per il voto elettronico a interferenze esterne, citando un rapporto dell’intelligence su un presunto piano del governo venezuelano per alterare l’esito delle elezioni nel paese. Secondo Trump, i servizi segreti avrebbero a lungo occultato tali informazioni per motivi politici.
Tuttavia, i documenti declassificati non confermano le affermazioni di Trump. In realtà, attestano che esistono vulnerabilità nel sistema di voto statunitense e che stati come Russia, Cina, Iran e Corea del Nord hanno la capacità di accedere e potenzialmente manipolare i dati elettorali statunitensi, comprese le banche dati centralizzate degli elettori. Nessuna indagine attuale ha dimostrato che tali paesi abbiano effettivamente interferito nelle elezioni.
In particolare, i documenti indicano che la Cina ha acquisito milioni di dati relativi agli elettori americani e ha elaborato strategie per influenzare la politica statunitense a proprio favore. È noto da tempo che gli hacker cinesi mirano a vari segmenti della società americana, comprese le banche dati mediche e i siti di social network. Anche se la Cina ha avuto accesso a dati elettorali, non è di per sé illegale, poiché molte informazioni come nomi, indirizzi, numeri di telefono e appartenenza politica sono pubbliche e diversi Stati vendono versioni dei loro dati elettorali con informazioni sensibili rimossi.
In aggiunta, le agenzie di intelligence hanno investigato a lungo sulle potenziali interferenze cinesi nelle elezioni, giungendo alla conclusione che sebbene Pechino abbia considerato l’influenza sull’esito elettorale, ha deciso di non procedere per timore di compromettere le relazioni con gli Stati Uniti.
Un rapporto della CIA, non datato ma basato su dati raccolti tra il 2018 e il 2020, sostiene che il governo cinese desiderava la sconfitta di Trump, sebbene non si faccia riferimento ad azioni concrete intraprese per raggiungere tale obiettivo durante le elezioni. Un altro rapporto della CIA, risalente a luglio 2020, evidenziava invece che la Cina mirava a influenzare la campagna di Joe Biden piuttosto che quella di Trump.