Trump invoca la dottrina Monroe durante l’attacco in Venezuela, riportano Attuale.
Durante una conferenza stampa che ha celebrato l’attacco militare negli Stati Uniti contro il Venezuela, Donald Trump ha reinvocado la dottrina Monroe, un principio storico del 1823, affermando che la sua amministrazione lo ha aggiornato per ripristinare la supremazia americana in tutta l’emisfero occidentale. La dottrina è nota per aver dichiarato che gli Stati Uniti non tollereranno interferenze europee nelle Americhe, una posizione che Trump ha sostenuto stia tornando prepotentemente alla ribalta.
Non è la prima volta che Trump fa riferimento alla dottrina Monroe, che è conosciuta principalmente tra gli storici. La sua amministrazione ha affermato di applicare una versione aggiornata della dottrina, ribattezzata “Donroe”, un termine che unisce il suo nome a quello di Monroe, coniato dal tabloid New York Post. Il concetto è stato accolto con interesse dai media e sembra essere piaciuto a Trump e ai suoi alleati.
Le discussioni riguardanti il ritorno a una dottrina Monroe rinnovata, o “Donroe”, sono proseguite per mesi, in particolare considerando le ambizioni espansionistiche di Trump e le recenti operazioni delle forze armate statunitensi. Il 2 dicembre Trump ha fatto riferimento alla dottrina in occasione del 252° anniversario della sua formulazione originale, e il principio è stato integrato anche nella nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale, che delinea le priorità di politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti, evidenziando critiche dirette all’Europa.
Il documento propone l’introduzione di un “corollario di Trump” alla dottrina, sostenendo che gli Stati Uniti intendono ripristinare la propria influenza. Analisti americani hanno interpretato l’attacco di sabato e la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro come una chiara manifestazione di questo nuovo approccio, evidenziando anche il recente dispiegamento militare significativo attorno al Venezuela. Nell’ultimo anno, ci sono stati diversi segnali di un ritorno a una politica più attiva degli Stati Uniti in America Latina, contrariamente a decenni di disimpegno.
Nel 2025, Trump ha manifestato le sue mire espansionistiche anche sulla Groenlandia, creando tensioni con la Danimarca. Non ha escluso l’uso della forza per occupare l’isola, così come ha parlato della possibilità di riprendere il controllo del Canale di Panama e di annettere il Canada come “51° stato” degli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni hanno incluso anche l’intenzione di rinominare il Golfo del Messico in “Golfo d’America.”
Politicamente, Trump ha cercato di influenzare le elezioni in America Latina, sostenendo candidati di destra e minacciando di conseguenze severe per quelli a lui contrari. Recentemente, in Honduras, le elezioni di novembre hanno visto la vittoria del candidato conservatore sostenuto da Trump. Inoltre, ha supportato il presidente argentino Javier Milei in modo sostanziale, promettendo un piano di aiuti da 20 miliardi di dollari per sostenere la valuta locale.
Al di fuori delle Americhe, gli Stati Uniti hanno intrapreso attacchi aerei in diverse regioni, contraddicendo l’approccio isolazionista di Trump durante il suo primo mandato. Gli attacchi recenti hanno incluso operazioni contro il programma nucleare iraniano e hanno colpito obiettivi in Yemen, Siria e Nigeria.
Durante la conferenza stampa, Trump ha affermato che gli Stati Uniti non hanno timore di mantenere forze sul campo, contraddicendo la sua promessa di porre fine alle missioni militari all’estero. Quando interrogato su come questi attacchi si allineassero con il suo approccio “America First”, Trump ha risposto vagamente, dicendo che erano volti a circondare gli Stati Uniti di “buoni vicini”.